Il Quarto Vangelo gioca molto sugli equivoci, sui paradossi, sull’ironia della sorte. Oggi abbiamo i sacerdoti del sinedrio giudaico, che temono che i segni di Gesù possano smuovere così tanto il popolo da far intervenire direttamente i Romani contro Israele. Insomma, preferiscono per quieto vivere togliere di mezzo chi stava risvegliando la speranza, nel timore che gli occupanti Romani potessero poi reprimerla.
È un paradosso: per evitare lo scontro con l’oppressore, scelgono di spegnere la Luce che stava accendendo un cammino di liberazione. Quante volte mettiamo a tacere la profezia per non avere problemi; quante volte ci autocensuriamo per non far sentire la nostra voce dissonante …
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Qui la voce di Caifa in particolare resta ironicamente profetica: è meglio che muoia uno solo per la salvezza di tutti. In quella frase, carica di calcolo politico, l’evangelista riconosce una verità più grande che Caifa stesso non comprende. Già, sarà proprio così. Solo che la salvezza non è tanto il mantenimento di un ordine pubblico accettabile dagli invasori, quanto piuttosto la sconfitta della morte, della forza del peccato, dell’egoismo e delle tenebre più buie.
Pur con una intenzione malvagia, essi hanno permesso all’amore divino di dispiegarsi sino alla sua piena incarnazione nel Figlio che dà la sua vita, sino alla fine, in Croce, al culmine di una tensione crescente che si avverte già in queste pagine del Vangelo, perché tutti i dispersi siano riuniti nel seno del Padre: in Dio.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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