La genealogia di Gesù, che il vangelo di Matteo ci presenta all’inizio del suo scritto, potrebbe sembrare a noi, lettori di oggi, una pagina piuttosto arida; molti dei nomi riportati non ci sono familiari e la troviamo poco significativa.
Eppure è una pagina importante perché inserisce Gesù all’interno della storia biblica alla quale si riferiscono molti personaggi citati e lo colloca dentro la nostra umanità che è fatta di legami e generazioni. Un inserimento concreto e pieno nella vicenda umana non fatta solo di santità, ma anche di peccato e di incredulità.
In questa genealogia troviamo curiosamente, contro la tradizione, anche il nome di alcune donne. Donne che segnano la storia della salvezza che si snoda da Abramo a Davide, attraverso la deportazione a Babilonia e poi fino a Cristo.
Le donne ricordate sono: Tamar, Racab, Rut, quella che era stata la moglie di Uria (Betsabea) e infine Maria.
Proprio il ricordo di Maria segna una continuità a indicare l’inserimento nella storia umana, ma anche una significativa discontinuità, interrompendo il modo della narrazione. Per Maria infatti il testo dice: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo».
La sottolineatura che lega Maria da sola alla nascita di Gesù potrebbe essere una indicazione preziosa per la ricerca sulla verginità di Maria, per il suo concepimento per opera dello Spirto Santo. Sicuramente già nel vangelo di Matteo, che pure incentra la sua attenzione in particolare su Giuseppe, Maria assume un compito particolarmente forte, tanto che la incontreremo insieme a Gesù, quando i Magi arrivano a Betlemme e trovano il Bambino e sua madre: «E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono» (Mt 2, 11). Un episodio esclusivo del primo vangelo.
Per riflettere
Maria ci rimanda alla vera umanità di Gesù e al mistero dell’incarnazione. Se per noi è abituale credere che il Figlio di Dio si fa uomo nel seno di Maria, siamo tuttavia tentanti di porre poco l’accento sull’umanità del Figlio di Dio, che diventa veramente nostro fratello, proprio grazie a Maria. È lei che gli dona un corpo umano e lo inserisce nella vita culturale e religiosa del popolo di Israele. Cosa significa per noi riflettere sull’umanità di Cristo?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
