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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 2 Dicembre 2024

Il potere spesso corrompe chi lo ha, anche quando è poco. Il centurione di oggi invece ci fornisce un esempio veramente luminoso di come il potere, inteso nel modo giusto, possa essere edificante per chi lo esercita e salvifico per chi gli è sottoposto.

Il centurione tanto per cominciare ha uno sguardo molto realista: è cosciente del fatto che i suoi soldati e servi eseguono gli ordini che lui emette, ma sa anche di essere un subalterno, e che quindi ci sono poteri più grandi a cui lui è sottoposto.

Quello dell’imperatore, certo, ma ancora di più quello di Gesù, del quale si riconosce indegno anche solo della visita. È quindi umile: sa che può risolvere certe cose usando il suo proprio potere, ma sa anche che per altre cose non può che ricorrere ad un potere più grande. Non è per esempio in grado di risolvere autonomamente la malattia del servo; potrebbe forse ordinare ad un medico di curare il servo, e possiamo immaginare che a questo punto della storia ci abbia già provato, ma questo non è stato sufficiente.

Inoltre il centurione è cosciente del fatto che il suo potere non è solo per se stesso, e se uno dei suoi sottoposti sta male si impegna in prima persona per intervenire, mostrandosi umile.

Questa è la fede che Gesù esalta: il considerarci realisticamente al nostro posto, senza pensare che tutto dipenda da noi, ma confidando in Gesù e mettendo a sua disposizione il poco potere che abbiamo allo scopo di servire gli altri.

Per riflettere

Abbiamo l’occasione di meditare le parole del centurione ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia: “Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola ed io sarò salvato”. Sono parole pesantissime, che ci meritano l’ammirazione di Gesù ed il diritto di “sedere a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”. Non diciamole distrattamente!

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi