- Pubblicità -

fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 8 Stefano 2024

Gesù guarisce un uomo sordomuto. Ma non è una semplice guarigione fisica.

Pensiamo un attimo: quante volte nella nostra vita quotidiana siamo come “sordi” e “muti”? Non parlo di disabilità fisiche, ma di quelle barriere che ci costruiamo intorno.

Magari non ascoltiamo veramente chi ci sta accanto, presi dai nostri problemi o dalla frenesia della vita. O forse non riusciamo ad esprimere ciò che abbiamo dentro, per paura o insicurezza.
Mi viene in mente Marta, ma potrei portare l’esempio di altre mille persone come lei.

Lavorava troppo, come la maggior parte di noi, sempre di corsa. Un giorno suo figlio le ha detto: “Mamma, mi ascolti quando ti parlo?”. Quella domanda l’ha colpita come un fulmine. Si è resa conto di essere diventata “sorda” alle voci più importanti della sua vita.

Il gesto di Gesù di toccare le orecchie e la lingua dell’uomo è simbolico. È come se ci dicesse: “Apriti!”. Apriti all’ascolto degli altri, apriti ad esprimere te stesso, apriti alla vita e alle relazioni autentiche.

Non serve un miracolo per farlo. Basta la volontà di fermarsi, di prestare attenzione, di avere il coraggio di comunicare ciò che sentiamo.

Forse oggi potremmo provare a essere un po’ meno “sordi” e “muti”. Ascoltare davvero qualcuno che abbiamo trascurato, o esprimere quei sentimenti che teniamo nascosti. Potrebbe essere l’inizio di una guarigione più profonda di quanto immaginiamo.

Fonte