p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di domenica 2 Giugno 2024

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PURO SILENZIO

โ€‹Oggi, Corpus Domini, non รจ la festa dei tabernacoli aperti o degli ostensori dorati da venerare.

Che cosa celebriamo?

Cristo che si dona? Neppure questo รจ sufficiente. La festa di oggi รจ ancora un passo avanti.

Io che faccio la comunione?

Non basta.

Eโ€™ Lui che viene a fare comunione con noi. Eโ€™ Lui in cammino.

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Lui che percorre i cieli, Lui felice di vedermi, Lui che non chiede agli apostoli e a me di venerare quel Pane, ma dice molto di piรน: โ€˜io voglio stare nelle tue mani come dono, e nella tua bocca come pane, sangue, cellula, pensiero di te.

Tua vita. Vuole perdersi dentro noi come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo.

La prima parola รจ: prendete. Gesรน parla sempre con verbi poveri, semplici, diretti: prendete, ascoltate, venite, andate, partite; โ€œcorpo e sangueโ€. Ignote quelle mezze parole ambigue che permettono ai potenti o ai furbi di consolidare il loro predominio.

Gesรน รจ cosรฌ radicalmente uomo, anche nel linguaggio, da raggiungere Dio e da comunicarlo attraverso le radici, attraverso gesti comuni a tutti.

Prendete. Qui รจ il miracolo, il batticuore, lo scopo: per essere trasformati. Quello che sconvolge, รจ ciรฒ che accade nel discepolo piรน ancora di ciรฒ che accade nel pane.

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Allora mangiare e bere Cristo รจ molto piรน che fare la comunione, รจ โ€œfarci comunioneโ€. Che Leone Magno sintetizza cosรฌ: prendere il corpo e il sangue di Cristo tende a trasformarci in ciรฒ che riceviamo.

Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola.

A che serve un Dio come pane chiuso nel tabernacolo, da esporre di tanto in tanto alla venerazione e allโ€™incenso?

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue โ€œhaโ€ la vita eterna. Adesso! Non โ€œavrร โ€, come una specie di futuro.

La vita eterna รจ giร  qui, libera e autentica, e fa cose che meritano di non morire, con Gesรน che dice: prendete il mio corpo, tutta la mia umanitร , il mio modo di piangere e ridere, di sedermi alla tavola di Zaccheo, di Levi, e a casa tua.

Ma noi di cosa nutriamo anima e pensieri? Di generositร , bellezza, profonditร ?

O ci saziamo di intolleranze, miopie dello spirito, paure di tutto?

Se accogliamo pensieri degradati, ci faranno come loro; se accogliamo pensieri di vangelo, ci faranno creature di bellezza.

Alla Messa ecco per noi un piccolo pane bianco che non ha sapore, che รจ puro e profondissimo silenzio.

Dono lieve come unโ€™ala.

Ma accade qualcosa che i padri orientali chiamano deificazione (theosis), parola che fa tremare. Un pezzo di Dio in me perchรฉ io diventi un pezzetto di Dio nel mondo.

Finita la religione dei riti e degli obblighi, ecco la religione del corpo a corpo con Dio, la religione del tu per tu con Lui, che prima che io dica: โ€œho fameโ€, mi dice: โ€œPrendete e mangiateโ€.

Mi ha cercato, mi ha atteso e si dona, e io posso solo accoglierlo e ringraziare.

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