Dio non voglia!
Cosรฌ finisce lโestate, fra roghi, caldo soffocante, prezzi alle stelle, vacanze accorciate, polemiche roventi (ahimรจ anche fra cattolici, vedi la questione di Michela Murgiaโฆ), discreta ansia per il futuro (scientificamente fomentata).
Ce la faremo?
A non lasciarci prendere dalla paura, a lavorare, a coltivare relazioni ed affetti, a dare senso profondo alla nostra vita, a non lasciar dilagare in noi e attorno a noi lโombra oscura della violenza, della critica, del vittimismo, per immaginare un โmeโ diverso, una vita piรน autentica ed essenziale?
Sรฌ, forse sรฌ.
Continuo a pensare che il tempo che stiamo vivendo, a saperlo leggere, รจ tempo di grazia, non di disgrazia, in cui Dio fa nuove tutte le cose, in cui possiamo, infine, diventare discepoli.
Ma perchรฉ la nostra vita finalmente fiorisca urge conversione, per passare dal Dio della nostra testa al Dio di Gesรน.
Faticoso, un pochino, ma essenziale.
Chiedetelo a Pietro.
Dietro di me, Satana!
Gesรน รจ il Messia, evviva. Molto diverso da quello che si aspettava, dโaccordo.
Ma Pietro ha osato ed รจ riuscito a dire lโinimmaginabile: Dio non รจ mai come ce lo aspetteremmo. Gesรน non รจ un Messia muscoloso e battagliero, un condottiero che attira consensi e plausi.
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Sia.
Gesรน, perรฒ, adesso esagera.
Parla di sacrificio, di prove, di incomprensione, di sofferenza. Di morte. Della sua morte.
Non serve essere Figlio di Dio per capirlo: tira una bruttissima aria intorno a lui.
I discepoli sono scossi. Ora sanno chiaramente che Gesรน รจ il Messia.
E il Messia non deve morire, secondo loro. Se รจ lโinviato di Dio non puรฒ che vincere, che trionfare, che appianare e risolvere. Teneri.
Pietro prende da parte Gesรน (!) e lo invita, รจ appena diventato Papa!, a non scoraggiare il morale delle truppe. Fa come noi, Pietro, insegna a Dio a fare Dio. Gli suggerisce in che direzione andare.
Dio non voglia!…
No Pietro, Dio non vuole.
I nemici vorranno, Dio no. Dio non vuole il male, mai. Ma il male rivela il bene, lโombra evidenzia la luce. Il chicco di grano deve morire per portare frutto.
E come con la cananea, Gesรน tira fuori un bel caratterino.
Stai ragionando come Satana, Simone, convertiti. Torna dietro di me. Torna ad essere discepolo!
Quando
Quando vogliamo indicare a Dio che direzione prendere, quando pensiamo che la sofferenza sia eccessiva, quando vorremmo fare qualche correzione allโagire divino, quando, anche se devoti, santi, pii, preti, vescovi, martiri, ragioniamo secondo gli uomini, quando non siamo discepoli, ma ci crediamo Maestri di Dio, quando, ingenuamente, assumiamo la logica di questo mondo, come ci ha ricordato san Paolo, Gesรน non ha paura e ci richiama allโessenziale, anche con fermezza.
Ci invita a conversione. A passare dietro di lui.
Non ama la croce Gesรน e ne farebbe volentieri a meno. E non vuole morire.
No, Dio non vuole, Pietro.
Ciรฒ che vuole Gesรน รจ manifestare il vero volto di Dio e per farlo รจ disposto a subire tutto ciรฒ che ha detto, come accadrร .
Scegli tu Pietro, da che parte stare.
Dalla parte della croce, donando la vita, morendo pur di non rinnegare il vero volto di Dio, โperdendoโ, cioรจ donando la vita per ritrovarla. O dalla parte del mondo. Che pensa solo a sรฉ, che usa gli altri, che contratta, contrabbanda, cambia idea, giudica senza esporsi, non paga mai.
Scegli, Pietro.
Scegli, amico lettore. Scegli, sorella nella fede.
Croci
Questa รจ la croce, non altro. Non sofferenza, nรฉ prova divina, nรฉ alcuna delle assurde devozioni che abbiamo costruito intorno a questo invito.
Quante volte abbiamo stravolto questo brano e offeso Dio facendogli dire lโesatto contrario di quello che voleva dire. Dio non ama la croce, perchรฉ dovrebbe chiederci di amarla?
Dio non manda le croci, gli altri le mandano, noi stessi le costruiamo per sentirci devoti.
La sofferenza va evitata, ove possibile. Ma amare, a volte, porta a donarsi fino alla morte, fino allo svuotamento di sรฉ, fino al rendere sacro un gesto, il sacrum facere, il sacrificio.
Che non significa sopportare un marito violento e farmi da parte davanti allโarrogante o diventare uno zerbino. Dio non apprezza tale atteggiamento!
Significa entrare nella logica del dono, logica che Gesรน assume. Fino a morirne.
Siamo davvero disposti a osare tanto?
Sรฌ perรฒ
Gesรน รจ onesto.
Con Pietro e con noi. Possiamo scegliere.
Perchรฉ possiamo guadagnare il mondo intero senza per questo diventare felici. Anzi, perdendo lโessenziale. E non รจ forse allโessenziale che questo tempo di prova ci sta riportando? Non รจ forse ad una profonda e radicale conversione personale e delle nostre comunitร che questo tempo ci sta spingendo?
Possiamo passare il tempo a lamentarci, o a far finta che, in fondo, non sia cambiato molto.
Accontentarci di essere discepoli urlanti e mascherati.
Oppure.
Oppure tornare al fuoco.
Al tormento di un amore impossibile. Lโamore di Dio per me. Lโamore mio per Dio.
Come un terremoto che schianta gli edifici fragili, questi tempi mettono in evidenza la fragilitร del nostro annuncio, la pigrizia del nostro cristianesimo abitudinario e poco affascinante (e credibile).
Eppure questo tempo ci puรฒ dare una scossa. ร un luogo di salvezza, un kairos.
Farci riscoprire, come sperimenta Geremia, profeta sfortunato e inascoltato, percepito come un eretico alla corte del debole re di Gerusalemme, che quando parla di Dio parla di un incendio.
Di un fuoco divorante che penetra nelle ossa e consuma.
Di un amore dolcissimo e straziante.
Da qui possiamo ripartire.
Da qui voglio ripartire. Tornando ad essere discepolo.
Costi quel che costi.
Un discepolo che si scopre agapetoi, amato, e capace di amare.
Questo Dio vuole.
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