Paolo Curtaz – Commento al Vangelo di domenica 14 Maggio 2023

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Amando, amati, amanti

Nel dolore la veritร  si fa piรน chiara, scriveva in una lettera il grande letterato russo Fedor Dostoevskij.

Questo hanno scoperto i discepoli del risorto, nel lungo camino di conversione alla gioia che dalla croce li ha portati, infine, ad accogliere lโ€™inattesa novitร  di Dio

Perciรฒ il tempo che viviamo รจ grazia, opportunitร , epifania. E la paura non spaventa, non travolge, non spegne. Il mondo vacilla (come sempre) e le notizie cupe che invadono i nostri telefoni, un certo clima da fine Impero, il vittimismo dilagante prevalgono. Cosรฌ come lโ€™esperienza per molti (fratelli preti in crisi in primis) di veder crollare il mondo che hanno conosciuto fino ad oggi.

Ma p tempo di credere, non di cedere.

Di andare allโ€™essenziale. Di tornare a Lui. Di dire di Lui. Di amare e basta.

Giustappunto.

Sappiti amato

Se mi amate.

Gesรน ora parla di sรฉ nellโ€™ultimo grande discorso che, nel Vangelo di Giovanni, fa ai suoi discepoli.

รˆ una sorta di testamento definitivo, di condivisione delle proprie emozioni. Gli apostoli sono straniti da quei discorsi di addio, ancora non sanno cosa sta per accadere. E in quelle parole, come dicevamo domenica scorsa, Gesรน concentra tutta la sua travolgente passione, il suo amore, lโ€™intensitร  della sua missione.

Se mi amate.

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Quante volte usiamo questo termine con i nostri figli, con i nostri famigliari, con il nostro partner.

Se davvero mi vuoi bene dovrestiโ€ฆ

Prove, ricatti, sotterfugi per mettere allโ€™angolo chi dice di amarci.

Ha un volto negativo, questa affermazione.

Il volto del giudizio, dellโ€™esame, della messa in discussione continua. Lร  dove siamo noi i giudici.

E unโ€™ambiguitร  insormontabile: siamo noi a stabilire le condizioni che lโ€™altro deve osservare per dimostrare il suo amore. Come se sapessimo cosโ€™รจ lโ€™amore. Sul serio.

Ma dai.

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Amori folli

Diffido dellโ€™uso massivo del termine amore.

Non solo perchรฉ, da buon montanaro, manifesto un certo pudore nellโ€™esprimere emozioni e affetti. Ma molto di piรน perchรฉ dietro questo termine, ormai, abbiamo nascosto tutto e il contrario di tutto.

Come lโ€™omicida che, disperato, afferma di avere ucciso la propria amata perchรฉ la amava troppo.

Amore e follia, sommo amore e sommo egoismo, quasi sempre coincidono.

Cosa intende dire Gesรน, allora, quando dice se mi amate?

Il suo non รจ un ricatto. Non รจ un manipolatore. Non suscita sensi di colpa.

Se mi amate osservate i miei comandamenti.

Il principale comandamento, anzitutto: amatevi gli uni gli altri dellโ€™amore con cui vi ho amati.

Possiamo amare se accogliamo il suo amore incondizionato.

Diventiamo capaci di amare di quellโ€™amore che riceviamo. Non perchรฉ migliori o sensibili o buoni.

Perchรฉ amati. Perchรฉ impariamo alla scuola di chi ci ama senza condizioni.

Il โ€œcomandamentoโ€, allora, perde tutta la sua tetra valenza giuridica, di obbligo, di legge, di comando.

E diventa la forma dellโ€™amore. Il modo concreto che abbiamo di manifestare affetto per unโ€™altra persona.

Se dico che ti amo e non ti vedo mai, chi mi puรฒ credere? Se dico che ti amo e ti lascio morire di fame o di solitudine, a che serve? Il comandamento, allora, diventa il modo pratico di declinare lโ€™amore che ho per te.

E il comandamento di cui parla Gesรน รจ quello appena consegnato durante lโ€™ultima cena, che completa e sostituisce ogni altro comandamento.

Amatevi come io vi ho amati. Cioรจ: accogli il mio amore per essere capace di amare te stesso e gli altri.

Amare gli altri come lui ci ha amati. Come una vasca che si riempie dโ€™acqua e deborda, irrigando tutto ciรฒ che gli sta attorno. Portando vita.

Il paracleto, lo Spirito di veritร 

A volte, perรฒ, non siamo capaci di accogliere lโ€™amore di Dio. ne siamo ostacolati perchรฉ ci rimproveriamo qualcosa, perchรฉ il mondo, che in Giovanni indica la parte oscura che ci abita, ci accusa, ci fa sentire in colpa, ci condanna, ci giudica.

E il mondo non รจ in grado di conoscere lโ€™amore. Nรฉ Cristo. Nรฉ Dio.

Il mondo non vede Cristo, noi sรฌ. Il mondo non sa riconoscerlo, le relega ad un (improbabile ed improponibile) personaggio perso nei meandri della Storia. Per noi รจ vivo, presente รจ fuoco, รจ qui.

E senza amore, senza la sorgente dellโ€™amore, la nostra vita interiore si incarta, si sbaglia.

Siamo pieni di sensi di colpa, sempre sottoposti a giudizio. E spesso, purtroppo, diciamo che รจ Dio a volerlo!

Gesรน, allora ci invia lo Spirito paracleto.

Nel diritto giudaico non esisteva la figura dellโ€™avvocato difensore. Lโ€™accusato poteva, a proprio discolpa, chiamare dei testimoni. Ma se, alla fine, questo non era sufficiente, una persona che godeva di stima pubblica poteva mettersi a fianco dellโ€™accusato senza dire nulla. E la sua integritร  suppliva a quella dellโ€™accusato. Veniva chiamato in soccorso, da cui il termine paracleto.

Lo Spirito ci fa uscire dalla terribile logica del giudizio verso noi stessi e verso gli altri.

Ma perchรฉ ciรฒ accada lo Spirito ci deve condurre verso la veritร .

La veritร  di noi stessi, consapevoli dei nostri limiti ma, soprattutto, consapevoli del grande dono per gli altri che possiamo diventare. Che giร  siamo.

La veritร  che รจ Cristo, inquietudine del mondo.

Grande gioia

Se รจ davvero cosรฌ, allora, la difficoltร , il limite diventano straordinaria opportunitร , occasione di annuncio, ragione di conversione.

Ne sa qualcosa Filippo che, a causa della persecuzione che si รจ scatenata contro la primitiva comunitร , รจ fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra eretica, la sposa infedele che Gesรน stesso ha cercato di sedurre e di riconquistare (Gv 4).

La fuga diventa luogo per lโ€™annuncio e conversione di nuovi discepoli.

Ogni difficoltร  diventa opportunitร  per andare allโ€™essenziale, per purificare le nostre strutture e le nostre stanche abitudini.

Affinchรฉ, oggi come allora, ci sia una grande gioia in quella cittร . Quella che abitiamo.

Rendendo ragione

Dimorare nellโ€™amore, non scoraggiarsi e approfondire la fede, come suggerisce Pietro.

Sempre pronti a rendere conto della speranza che รจ in noi. Perchรฉ amati, perchรฉ amanti. Perchรฉ (non sempre) amabili.

Superando i sensi colpa e il giudizio, attenti alla veritร  che per noi รจ una persona, il Cristo, possiamo con libertร  dire Dio, dire di Dio.

Se mi amate.

Sรฌ, ti amiamo, Signore.

Ci siamo scoperti amati. E siamo tuoi, e lo diciamo e ti attendiamo, vivendoti.

Per una vita nuova e debordante.

Quella in cui, infine, impariamo ad amare.

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