p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 16 Ottobre 2022

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La venuta del Figlio dellโ€™uomo รจ certa, nel frattempo bisogna importunarlo.

Questa รจ la fede: una richiesta insistente del suo ritorno, che tiene desto il nostro desiderio di lui e non ci lascia cadere nella tentazione radicale (โ€œnon ci indurre in tentazioneโ€) di non attenderlo piรน. Non attenderlo piรน significa lasciare spazio al lievito dei farisei che รจ lโ€™ipocrisia e che ci porta alla paura della morte anzichรฉ al timore del Signore.

La salvezza non viene perchรฉ non รจ invocata. Il Salvatore tarda a venire solo perchรฉ non รจ desiderato.

โ€œVenga il tuo regnoโ€ (11,2), ci ha insegnato nella preghiera del Padre Nostro Gesรน. Lโ€™uomo non puรฒ produrre il Regno: รจ dono di Dio! Puรฒ soltanto accoglierlo.

Lo accoglie solo se lo attende. E lo attende solo se lo desidera. Lโ€™invocazione dellโ€™uomo permette a Dio di venire e di venire accolto. Lui viene sempre e comunque, ma se non รจ accolto รจ come se non venisse: pioggia che scivola su di un terreno argilloso, non penetra e non feconda.

La preghiera รจ dunque necessaria per non perdere la fede nel suo ritorno e per entrare in comunione con Dio.

Tanti sono gli spunti del vangelo di oggi: iniziamo dalla preghiera. La preghiera รจ una cosa che โ€œbisognaโ€ fare. Questo verbo รจ lo stesso che viene utilizzato in Luca per indicare che Gesรน โ€œbisognavaโ€ che fosse consegnato agli anziani, soffrire, morire e poi risorgere. โ€œBisognaโ€ pregare: indica la morte dellโ€™io per lasciare posto a Dio.

La preghiera va fatta sempre, perchรฉ la preghiera non si sovrappone a nessuna azione. Le illumina tutte e le indirizza al loro fine. Il cuore deve essere sempre intento in Dio e presente a lui, perchรฉ รจ fatto per lui.

Lโ€™azione che non nasce dalla preghiera รจ come una freccia scoccata a caso da un arco allentato: senza fine e senza forza, non puรฒ raggiungere il suo bersaglio.

La preghiera รจ desiderio di Dio: questo รจ il piรน grande dono che egli ci ha fatto e che puรฒ fare ancora a noi che perdiamo questo desiderio nelle preoccupazioni delle nostre giornate.

La preghiera รจ il luogo del tedio e dello scoraggiamento (v1 โ€œsenza scoraggiarsiโ€ โ€“ โ€œsenza stancarsi maiโ€): sembra tempo perso!

Ed รจ vero. Perchรฉ innanzitutto รจ un tempo gratuito, che non rende, che non porta a nulla: serve solo a fare festa con Dio e gli amici. Ma quanto brutti siamo diventati, dentro e fuori nonostante le cremine, senza questa perdita di tempo.

La preghiera รจ un puro desiderio, povero e in grado di fare nulla. Proprio in questa nullitร  raggiunge il suo fine: attendere il tutto.

Ma il vuoto si riempie subito dei fantasmi e delle paure del cuore, che fanno uno spesso muro tra noi e Dio. Il nostro peccato, assenza e lontananza da lui, si evidenzia nella preghiera piรน che altrove. Mentre normalmente noi lottiamo con mosche e zanzare, quando preghiamo lottiamo con leoni e draghi; anzi con Dio stesso sul quale noi proiettiamo la nostra cattiveria.

La preghiera รจ lotta.

Ed รจ lotta anzitutto contro le nostre fantasie. La fantasia piรน grande รจ quella che ci porta a credere che Dio sia un giudice che non teme Dio e non rispetta lโ€™uomo. Non ha coscienza, non gli importa di nulla e di nessuno, cerca solo di togliersi dai piedi lโ€™uomo che gli gira intorno come una mosca fastidiosa.

Dio รจ la persona peggiore che ci possa essere: senza religione e senza pietร . Questa รจ lโ€™immagine che lโ€™uomo ha di Dio, la sua maschera satanica che la preghiera ci mostra nel nostro cuore: un Dio ateo e sprezzante, che rispecchia le tentazioni di ateismo e di disprezzo di chi prega. Un Dio che non ascolta la mia preghiera, una preghiera che chiede sassi invece che pane, o scorpioni invece che pesci, e per questo non prego piรน perchรฉ tanto รจ inutile: Dio non ascolta e non esaudisce.

Dio non รจ una gettoniera che, schiacciando i bottoni giusti, ti dร  le risposte giuste: chiedi un the e pronto basta mettere 1โ‚ฌ e schiacciare il bottone giusto e il the ti arriva. Se Dio non funziona cosรฌ non so che farmene.

Dio vuole darci il meglio che ha, non dei sottoprodotti: vuole darci se stesso. Ma per poterci dare se stesso รจ necessario che in noi il desiderio cresca, che il desiderio di lui arrivi alle stelle fino a sentire il vuoto di tutto: solo a quel punto la nostra preghiera sarร  veritiera, bene indirizzata e soprattutto solo a quel punto la nostra preghiera aprirร  il nostro cuore allโ€™accoglienza di colui che viene e che spera di potere trovare ancora fede sulla terra.

Il giudice รจ il Dio dei nostri incubi, mentre la vedova siamo noi, comunitร  cristiana, che siamo senza lo sposo vero, il Dio vero, il giudice vero e non quello iniquo delle nostre proiezioni.

La vedova non ha doni da portare per convincere il giudice, รจ povera come il desiderio. Puรฒ contare solo sullโ€™insistenza e lโ€™intensitร . Ma proprio cosรฌ diventa capace di accogliere il desiderato.

Il Dio dei nostri incubi non esaurisce il nostro desiderio di cose, perchรฉ possa nascere in noi il desiderio di lui: lui vuole che noi alziamo gli occhi da ciรฒ che la sua mano ci porge al suo sguardo che vuole incontrarci.

La preghiera deve essere continua non per cambiare Dio nei nostri confronti, ma noi nei suoi, facendoci passare dal desiderio interessato dei suoi doni che non vengono, al desiderio puro di lui che vuole venire.

Ma la preghiera, come giร  abbiamo ricordato, รจ uno schermo bianco su cui proiettiamo i nostri sentimenti e pensieri, la nostra cattiva immagine di Dio che รจ giudice che non teme Dio e non rispetta lโ€™uomo. Nel momento in cui facciamo silenzio, tutti in pensieri di questo mondo, tutte le cose da fare vengono a galla, ritornano coscienti in noi e chiudono la via del desiderio di Dio.

Ma noi che infastidiamo Dio, crediamo che questo sia un problema, ma il problema siamo noi. Siamo noi che crediamo di infastidirlo quando รจ lui che desidera essere infastidito da noi perchรฉ sa che questo infastidirlo serve a noi per aprirci il cuore al desiderio di lui e alla di lui accoglienza.

Gesรน richiama ciรฒ che fa il giudice ingiusto, il Dio dei nostri incubi, per affermare il fatto che lโ€™intervento di Dio รจ indubitabile.

Ma vuole che noi insistiamo: โ€œora Dio non farร  giustizia ai suoi eletti che gridano a lui giorno e notte?โ€, perchรฉ lui puรฒ tornare solo al nostro desiderio di lui. Lui che usa pazienza con i suoi eletti coltivando il fico con cura quotidiana, perchรฉ gli porti il dolce frutto che desidera: il desiderio di lui.

Lโ€™esaudimento dunque รจ certo, il giudice di tutta la terra non puรฒ fare ingiustizia, il Signore non puรฒ non venire, lo sposo non puรฒ non tornare. Questo รจ il suo ardente desiderio. Ma puรฒ farlo solo nella misura in cui รจ anche il nostro. Appena trova tale desiderio in noi, subito lo esaudisce. La certezza della sua venuta si fa esortazione a noi, perchรฉ lo desideriamo e supplichiamo nella preghiera, sempre senza stancarci.

AUTORE: p. Giovanni Nicoli
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