Siamo mandati a due a due per invitare la gente a convertirsi al Vangelo (non a noi!), per cacciare le opere dellโavversario e per guarire gli infermi, del corpo e dellโanima.
Lโannuncio non รจ una questione di spiriti solitari, di fuoriclasse della predicazione: รจ la testimonianza della comunione che rende credibili le parole che diciamo. Non dobbiamo contare su roboanti strutture organizzative ma sullโefficacia della Parola: รจ Dio che converte, non noi.
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Ma, ammonisce Gesรน, bisogna essere realisti e mettere in conto qualche delusione, qualche fallimento. Davanti al rifiuto, Gesรน chiede di non nutrire sentimenti di vendetta o di ripicca o anche solo di fastidio per la delusione che irrita il nostroย egoย spirituale, ma di voltare pagina, di scuotere la polvere dai calzari lasciando alle spalle ciรฒ che non ha funzionato, senza farne una tragedia o unโoccasione di scoraggiamento.
A volte, nelle nostre comunitร , si avverte un senso di disagio, di sconfitta, di rassegnazione, come se il mondo non ci capisse, come se fossimo destinati a perdere. Non รจ cosรฌ: il Signore ci chiede di seminare, altri, dopo di noi, raccoglieranno.
