Quel «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo» riceve forza e significato pieno dai versetti precedenti (Mt 5,1-12), nei quali Gesù ha proclamato le Beatitudini. Per cui quel «Voi siete sale…voi siete luce» non è una definizione che Gesù intende dare dei suoi discepoli! Piuttosto, dopo aver proclamato le Beatitudini, Gesù intende dire ai suoi discepoli: Vedete, che solo se la vostra vita è spesa nella logica delle Beatitudini voi siete sale e luce della terra; solo se vivete nella logica delle Beatitudini la vostra presenza contribuisce a dare gusto alla vita vostra e degli altri, sapore e splendore all’ esistenza vostra e a quella degli altri.
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Ho voluto fare questa premessa perché molti, tra noi, pensano ancora che basti presentarsi come “cristiani”/”cattolici” perché ci venga subito dato credito positivo, perché ci venga riconosciuta la funzione di “luce” (punti di riferimento) e di “sale” (portatori di senso). C’è addirittura chi pensa che basta presentarsi vestiti in un certo modo o usare un certo linguaggio per essere automaticamente accreditati come persone sensate e che danno gusto e senso nuovi alla vita!
Presentandoci le Beatitudini e facendo subito seguire quel «Voi siete sale … voi siete luce», Gesù ha indicato la strada che è chiamato a percorrere il credente. Il discepolo di Gesù è chiamato a seguire una segnaletica ben definita, quella delle Beatitudini, fatta di passione per le opere di pace, di attenzione misericordiosa verso gli altri, di vita vissuta nella povertà e segnata dalla sobrietà. É questo che dà senso e gusto alla vita del credente, facendone una vita che risplende.
Spesso piuttosto che diffondere gusto e splendore attraverso gesti e scelte concreti, come ci domanda Gesù, noi ci impegniamo (sarebbe più corretto dire: ci “arrabattiamo”) a dimostrare, ad argomentare. Anziché accendere la luce, preferiamo organizzare qualcosa di mastodontico e di grandioso per …stupire!
Ma il Vangelo non è questo che ci domanda! Ci dà invece un’indicazione che rasenta la banalità quando afferma che l’amore non si dimostra, l’amore si vive e proprio perché lo si vive, l’amore non si dimostra ma si mostra. Il gusto autentico delle cose, non si dimostra, lo si realizza. La luce non va dimostrata, la luce va accesa e perciò stesso resa visibile. Quando non c’è questa capacità di mostrare il vero gusto della realtà, vivendola in maniera evidente e percepibile, ricorriamo in maniera esagerata ad altri strumenti: l’argomentazione, la dimostrazione, l’organizzazione.
Quando Gesù dice «Voi siete sale … voi siete luce», è come se ci dicesse: Volete far conoscere Dio? Non argomentate su di Lui, non dimostrate niente; fate piuttosto qualcosa di concreto; ma talmente bello, talmente sensato e gustoso … che, a chi vi incontra, venga spontaneo dire: ma è davvero bello quello che tu fai e vivi! Chi te lo spira? In nome di chi lo fai?
Essere luce ed essere sale vuol dire dare gusto e solarità alla nostra vita di credenti; impegnarsi ad aprire nuove strade e a ipotizzare nuove possibilità, osando di più e lottando contro il fatalismo e l’assuefazione: due malattie mortali, non solo per il credente!
Dobbiamo tornare a sorridere perché “beati” e far sì che a chi ci incontra torni il sorriso. Il sorriso, perché si sente compreso, perché incontra gente che non sopporta lo spirito guerrafondaio e respingente discriminante delle “anime piccole”. Dobbiamo tornare a sorridere e a contagiare sorriso perché il nostro essere luce illumini senza pretendere di accecare; e il nostro essere sale dia un gusto delicato senza la pretesa di omologare tutto. Pensate quanto fastidio provoca una luce che acceca e quanto disgusto c’è in una pietanza con un eccesso di sale!
Essere luce e sale nel rispetto di quanti ci incontrano!
É la santità che costa più fatica di quella che poggia su un atto eroico. Il fuoco e l’entusiasmo che portano nel cuore i santi li fa essere uomini e donne delle beatitudini/delle dissonanze/delle scelte imprevedibili!
Immaginate: «Beati i poveri … i puri … gli operatori di pace … gli afflitti … i perseguitati».
Sembra un esercito di sconfitti! … almeno secondo la mentalità corrente. Ma per chi è fortemente legato a Cristo Gesù, la povertà diventa ricchezza; le lacrime possono diventare gioia; la purezza del cuore diventa trasparenza di Dio; la mitezza conquista più della violenza; la misericordia penetra e convince più che la severità; la pace ha la meglio sulla guerra; l’amore scavalca l’odio e lo distrugge.
Il segreto perché la strana litania delle Beatitudini diventi realtà nella storia concreta di ognuno di noi è il legame forte con Cristo e con la sua Parola.
“Santi/beati” sono uomini e donne che, in forza del loro legame con Cristo e forti della fiducia in Lui, si sono sporcati le mani e spesso la reputazione per fare più spazio dentro di sé ed attorno a sé a valori normalmente in ribasso; quali la sobrietà/povertà scelte al posto dello spreco, la lealtà come alternativa all’imbroglio, il compimento del proprio dovere in alternativa al disimpegno, la solidarietà concreta in alternativa al tornaconto e all’egoismo.
Signore,
Tu mi chiedi di essere “sale”.
Mi chiedi cioè di rimanere a contatto con la terra,
di essere presente nel mio tempo, qui ed ora.
Attento ai bisogni miei e a quelli
di coloro che mi stanno intorno.
Mi chiedi di essere “luce”,
in un momento in cui
la tenebra sembra farsi più spessa.
La luce mi permette di vedere il contorno e i colori delle
cose, della realtà e del mondo,
nelle loro sfumature, nella loro bellezza.
Ma permette anche di conoscere i loro innumerevoli
bisogni. Dài sapore, Signore, alla mia vita;
dài consistenza alle mie speranze;
dài fiducia alle mie paure;
dài luce alle mie oscurità,
dài pace al mio cuore, ai miei pensieri, alle mie emozioni.
Fammi capire, Signore,
che sarò “sale”, se saprò essere
mite, in questo tempo di arroganza;
uomo di pace,
in questo tempo di prevaricazione;
libero dalle “cose”,
in questo tempo in cui
la persona “vale” in ragione del
conto in banca che possiede.
Fammi capire che sarò davvero “sale” e “luce”
se sarò impegnato a denunciare ogni sfruttamento in un
Occidente che ha fondato il proprio benessere sull’ usurpazione.
Sarò “sale della terra” se, con e nel mio ambiente,
non mi tirerò indietro dinanzi ai bisogni degli altri.
