don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo di domenica 9 Giugno 2019 – Ascensione del Signore

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Il parto di Pentecoste

Sono passati 50 giorni dalla risurrezione di Gesù e questo è il giorno della Pentecoste. Che cos’è la Pentecoste? La pentecoste è come il giorno del parto cioè il giorno in cui un bambino che per nove mesi è stato nel grembo di una madre a un certo punto viene fuori e tu lo vedi, lo vedi in faccia guarda i suoi occhi non è più fantasia non è più immaginazione è qualcosa che puoi toccare con le tue mani, abbracciare qualcosa che puoi baciare.

La stessa cosa è la Pentecoste cioè la vita spirituale la vita di fede innanzitutto è qualcosa che fermenta dentro ciascuno di noi ma poi arriva il giorno in cui da dentro viene fuori esattamente come un bambino da dentro il grembo della madre a un certo punto arriva nella storia, arriva in questo mondo.

Senza Pentecoste cioè senza questa fuoriuscita dall’intimità, dai grembi della nostra vita spirituale allora non si dà cristianesimo e la Pentecoste è esattamente un venir fuori da cenacoli, un venir fuori dall’intimismo, un mettere fuori una vita che il signore ha suscitato innanzitutto dentro ciascuno di noi.

Lo Spirito Santo ha questo ruolo fondamentale è qualcosa che da realismo alla nostra vita cioè se fino al giorno prima ci siamo dovuti immaginare la vita ci siamo dovuti immaginare il volto di Dio, magari ci è nato anche il dubbio che forse ci eravamo inventati tutti, lo Spirito Santo a un certo punto da concretezza a tutto questo perché ti fa toccare con mano, ti fa sperimentare, ti porta dentro la realtà.

Senza questo Spirito Santo dobbiamo accontentarci dell’immaginazione senza lo Spirito Santo rimaniamo sempre chiusi dentro l’intimismo; senza lo Spirito Santo la fede è semplicemente nel recinto delle chiese, senza lo Spirito Santo il nostro credere è semplicemente qualcosa che possiamo consumare da soli, ma grazie allo Spirito Santo tutto diventa reale tutto diventa concreto, tutto diventa visibile, tutto diventa palpabile, tutto diventa qualcosa che non possiamo più tener chiuso e nasce l’esigenza di condividere di dirlo agli altri di manifestarlo di lasciare che questa vita diventi contaminazione per tutti quelli che sono intorno a noi.

Ecco, la Pentecoste è il giorno di questa espansione di questa deflagrazione di questo scoppio di una bomba di amore che a un certo punto non è vera solo per noi ma diventa vera fino agli estremi confini della terra passando esattamente attraverso di noi.

Possa questo giorno diventare un grande parto per ciascuno di noi, possa quel Signore risorto che abbiamo sperimentato dentro le nostre paure, dentro i nostri cuori diventare qualcosa di così vero da poterlo annunciare agli altri, da poterlo raccontare agli altri, da farci capire agli altri.

Il bello è che nel giorno di Pentecoste si dice che tutti sentivano parlare gli apostoli nella propria lingua forse perché l’inglese dell’epoca anzi l’inglese di tutti i tempi, la lingua universale che tutti comprendono è l’amore. Quando uno a questo amore che viene da Dio è comprensibile a chiunque nonostante le distanze e le diversità.

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