Commento al Vangelo del 31 Marzo 2019 – Don Francesco Cristofaro

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Prima Lettura

Gs 5, 9. 10-12

Dal libro di Giosuè.
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

Commento

Il Signore si è preso cura del popolo nel deserto. Lo ha guidato, nutrito, protetto. Il popolo non ha sempre ascoltato la voce di Dio eppure il Signore ha mantenuto la sua promessa. La storia si ripete anche oggi. L’uomo, a volte è di dura cervice. Dio lo nutre, lo protegge, lo cura. L’uomo, spesso non ripaga con la fedeltà questo amore. L’uomo deve abituarsi a vedere anche i più piccoli quotidiani miracoli invisibili. Un filo d’erba che cresce è un vero miracolo del Signore e così ogni altra legge osservata dalla natura. La luce che ruota attorno alla terra con regolarità così alta è un miracolo del Signore. Oggi all’uomo manca questa visione di fede. Pensa che ogni cosa sia frutto di un caos primordiale.

Seconda Lettura

2 Cor 5, 17-21
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Commento

La Parola di Dio quotidianamente vissuta ci rende nuove creature, vivificate dallo Spirito. Chi cammina con lo Spirito non può seguire le cose del passato. Si cammina con Dio giorno dopo giorno. Questo essere creature nuove non è per merito nostro ma per grazia di Dio e per i meriti di Cristo. Questo essere creature nuove avviene anche per il mistero della riconciliazione. Cristo Gesù ha espiato i nostri peccati e cancellato le nostre colpe immolandosi per noi sulla croce. Qual è il fine di questa immolazione? La grazia della nostra riconciliazione.

Vangelo

Lc 15, 1-3. 11-32
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Commento

Questo vangelo ci dice tutta la differenza che c’è tra il cuore dell’uomo e il cuore di Dio. Il figlio pensa a cosa dire, a come scusarsi, a trovare un motivo per cui il padre lo debba riaccogliere in casa. Il Padre lo perdona. Non fa questo raggionamento. Fa solo festa. Il figlio è stato ritrovato. Il Padre lava il suo cuore da ogni ricordo, lo monda. Noi spesso scriviamo con stilo di ferro, come sul bronzo, le colpe dei fratelli e li ricordiamo anche dopo secoli. Il Padre mai ha smesso di essere padre e mai il figlio nel suo cuore non è stato figlio. Presto portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Il figlio è rivestito della dignità filiale.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. Il padre aveva un figlio morto. Il figlio torna in vita. Si deve fare festa. È questa la vera gravità del peccato. Esso conduce nella morte. Se non si ritorna in vita con la conversione, il pentimento, la riconciliazione, si finirà nella morte eterna. Il padre gioisce perché il figlio suo è risorto. È tornato in vita.