Commento al Vangelo del 30 Giugno 2019 – P. Antonio Giordano, IMC

Comincia la seconda parte del Vangelo di S. Luca: il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, dove compirà il suo sacrificio di salvezza.

“Mentre andavano per la strada”. Gesù e i discepoli sono un’immagine viva della Chiesa di tutti i tempi, impegnata nel “santo viaggio” verso la “nuova Gerusalemme”, essa gode della presenza e della compagnia del Signore risorto. Gesù vuole legare a sé i membri della Chiesa in un rapporto esistenziale sempre più profondo. Ecco il senso delle tre scene che si susseguono, che presentano doppio impegno: seguire Cristo e annunciare il Vangelo.

1. Nella prima scena l’iniziativa parte dall’uomo: un tale propone la sua candidatura a discepolo. Gesù non lo approva, al contrario, sembra scoraggiarlo. Lo invita a calcolare i rischi dell’impresa. È come se gli dicesse: Pensaci bene! Io sono un “senza fissa dimora”, meno sicuro delle volpi e degli uccelli; non so nemmeno dove dormirò di notte. Però…avrai me. Quale tesoro più grande?

2. Seconda scena: l’iniziativa parte da Gesù, che chiama uno a diventare suo discepolo. Il chiamato manifesta la sua disponibilità, ma per il momento ha l’obbligo grave di assistere il vecchio padre e infine di dargli una onorata sepoltura. Glielo impone un comandamento del Decalogo: “Onora tuo padre e tua madre”. La risposta di Gesù è dura e sorprendente: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il Regno di Dio”.

I doveri più sacri verso i genitori vengono meno quando si tratta di seguire Gesù. Il rapporto con Lui vale più di ogni altro legame. Il Regno è una novità assoluta. Chi lo ha incontrato sa che “i morti risorgono”. Il discepolo deve andare a gridare a tutti che i morti risorgono.

3. Nella terza scena uno si candida a discepolo, ma con una disponibilità condizionata: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Eliseo, chiamato da Elia ( I lettura), ottiene di andare a salutare i suoi e di organizzare una festa. Gesù è molto più esigente: una volta preso l’impegno con Lui (una volta “messa mano all’aratro”), non si deve più guardare indietro rimpiangendo di sé una volta fatto. L’adesione a Gesù deve essere senza ripensamenti nostalgici, ma vissuta in una fedeltà totale.

Con un linguaggio volutamente paradossale e provocatorio Gesù desidera comunicarci una certezza: per il suo discepolo non c’è nessuna persona o cosa che valga quanto il Maestro.

Egli è l’unico valore che conta nella vita. Gesù non si accontenta di occupare un angolino, ma vuole l’intero spazio della mia esistenza. Non posso dare la mia vita a Cristo “in prova” e neanche col “contagocce”. E neanche per un tempo.

Nel buddismo non è la persona di Budda che conta, ma la dottrina da lui insegnata. Nell’Islam non è la persona di Maometto che conta, ma il Corano. Nel cristianesimo invece è la persona di Gesù che conta e tutto ruota attorno a Lui. Senza di Lui il cristianesimo perde ogni senso e si dissolve nel nulla. Il Vangelo, prima di essere una dottrina, è una Persona, Gesù. Non si può essere veri cristiani senza un rapporto personale con Gesù.

Questo Gesù è vivo nei Sacramenti tutti, ma specialmente nell’Eucaristia, sacrificio e comunione. Qui mi metto con Lui per offrirmi al Padre, qui ricevo Lui come mio cibo e forza.

Se ci tengo a essere cristiano, devo chiedermi che rapporto personale ho con Gesù. Non basta osservare il Vangelo (questo è buono), ma ci vuole il rapporto personale con Gesù. Gesù continua a chiedermi: “C’è qualcosa o qualcuno che viene prima di me nella tua vita? Mi ami più di tutti, più di tutto?” Perché non rispondergli: “Sei tu, Signore, l’unico mio bene! Al centro del mio cuore ci sei solo Tu!”?

Gesù è presente nella Chiesa, nonostante le mancanze e i peccati dei singoli. La Chiesa è e rimane Sacramento di salvezza, dove si incontra la Persona di Cristo.

Fonte – consolata.org

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