Alberto Maggi – Commento al Vangelo di domenica 21 Marzo 2021

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Commento video al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

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SE IL CHICCO DI GRANO CADUTO IN TERRA MUORE, PRODUCE MOLTO FRUTTO

Verso la conclusione del brano del vangelo di oggi, che è il capitolo 12 del vangelo di Giovanni, al versetto 28 Gesù chiede “Padre, glorifica il tuo nome” e, ci scrive l’evangelista, “Venne allora una voce dal cielo: l’ho glorificato e lo glorificherò ancora”. Ebbene, è strana la reazione delle persone. Commenta l’evangelista “La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: un angelo gli ha parlato”. Com’è possibile? Dio parla eppure alcuni pensano che è un tuono e altri un angelo? Sono gli effetti nefasti della religione, che da una parte presentano un Dio che è lontano dagli uomini, che non si rivolge a loro direttamente, ha bisogno di mediatori, eccolo perché dicono “un angelo”, e dall’altra un Dio che mette paura, il tuono è quello che fa paura. Ebbene, Gesù nella sua attività, nel suo insegnamento ha presentato un Dio che non è lontano, ma che è vicino, che è intimo all’uomo, un Dio che non mette paura, ma la toglie.

Ebbene, la reazione delle autorità religiose di fronte a questa nuova proposta dell’immagine di Dio non è di allegria, ma è di allarme; c’è stata una riunione del sinedrio, drammatica, dove il sommo sacerdote ha detto “Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui”. C’è allarme nelle autorità religiose e, poco prima dell’inizio del brano di oggi, ci sono i farisei, che ormai sono sconsolati, che dicono tra di loro “Vedete che non concludete nulla? Ecco il mondo gli è andato dietro”. Perché questo? In ogni persona c’è un desiderio di pienezza di vita e le persone sentono in Gesù, nel volto del Padre che lui presenta, la risposta al proprio desiderio di pienezza di vita e tutti accorrono a Gesù.

E tra questi, scrive l’evangelista, ci sono alcuni che erano saliti per il culto, ma, anziché andare nel tempio, si sentono attratti da Gesù perché in Gesù si manifesta e si rende visibile la pienezza dell’amore del Padre, e c’erano anche alcuni greci; per i “greci” si intende stranieri. Costoro non osano avvicinarsi a Gesù perché sanno la diffidenza dei giudei verso i pagani, e allora cercano tra i discepoli uno più aperto e lo trovano in Filippo, perché Filippo ha un nome greco e quindi si presume ha una mentalità più aperta, e gli chiedono “Signore, vogliamo vedere Gesù”.

Ma Filippo, che pure era stato tanto baldanzoso quando si era trattato di portare Natanaele da Gesù, questa volta esita, va a chiederlo a chi? Ad Andrea, l’altro dei discepoli che ha un nome greco. Questo fa comprendere la grande difficoltà di apertura da parte della comunità di Gesù verso il mondo dei pagani, verso il mondo degli stranieri, la resistenza che c’è stata; e insieme vanno da Gesù. La risposta di Gesù sembra non entrarci nulla con questa richiesta di essere visto perché dice “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”. Gesù sta parlando della sua morte in croce.

In realtà la sua risposta significa perché è nella morte in croce di Gesù che si vedrà l’amore universale di Dio: un amore che non è riservato per un popolo, per un gruppo, ma per tutti quelli che l’accolgono. Ecco perché nella croce di Gesù il cartello con le motivazioni della morte fu messo nelle tre lingue principali: la lingua del posto, l’ebraico, la lingua dei dominatori, il latino, e quella che era conosciuta a quell’epoca come universale, la lingua greca. L’amore di Dio è universale.

E Gesù parla del morire non come di una sconfitta, ma come di un’esplosione di vita dell’individuo e prende un esempio che tutti possono comprendere: il chicco di grano. Nessuno guardando il piccolo chicco di grano può immaginare l’energia, la bellezza che contiene; perché questa si manifesti ha bisogno delle condizioni adatte. Dice Gesù “Cade in terra, muore e produce molto frutto”. Nel chicco di grano c’è un’energia, una forza che attende soltanto le condizioni adatte per liberarsi e manifestarsi in tutta la sua pienezza-. Così è in Gesù e così è in ognuno di noi, la morte non distrugge. In ognuno di noi creati a immagine e somiglianza di Dio c’è un’energia, una capacità, una forza d’amore che nel breve e limitato periodo della nostra esistenza, per quanto lunga essa possa essere, non si può manifestare . Ebbene, quando arriva il momento della morte tutta questa energia che è dentro di noi si libera, si manifesta e ci trasforma: eravamo un chicco di grano, ci trasformiamo in una splendida spiga.