Vangelo dell’8 maggio 2016 – mons. Vincenzo Paglia

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19514745932_eaeae50df7_o[ads2]Oggi contempliamo il mistero di Gesรน che โ€œascendeโ€ al cielo. I discepoli gli avevano chiesto se era finalmente venuto il momento in cui lui avrebbe ricostituito il regno di Israele. Era una domanda importante, come a dire: โ€œPossiamo finalmente non preoccuparci piรน? Abbiamo vinto una volta per tutte il male? Quando dimostri definitivamente che sei tu il Messia?โ€. Non era la prima volta che chiedevano a Gesรน se era giunto il momento in cui tutto si sarebbe manifestato e si sarebbe chiarita ogni cosa. In questa domanda cโ€™รจ forse il desiderio pigro di non dovere faticare piรน contro la divisione e le difficoltร , ma anche lโ€™attesa di discepoli deboli e incerti di fronte ad un mondo ostile, segnato dal male. รˆ una domanda che si affaccia particolarmente quando vediamo il male abbattersi accanto a noi. Quando vincerร  lโ€™amore e la morte sarร  sconfitta per sempre? Quando le lacrime degli uomini saranno asciugate? Gesรน non risponde a questa domanda dei suoi. Noi capiamo cosรฌ poco della vita che facilmente la riduciamo a quello che capisco io, alle mie cose, a quello che io provo. La vita, sembra suggerire Gesรน, รจ ben piรน grande, e non spetta certo a noi conoscerne i tempi ed i momenti! Ma il Signore non lascia soli e promette la forza vera, quello dello Spirito di amore che scende sui discepoli.

Gesรน รจ salito nel santuario del cielo, un santuario non fatto da mani dโ€™uomo, come invece sono le nostre chiese. Eppure ogni volta che celebriamo la santa Liturgia siamo come coinvolti nel mistero stesso dellโ€™Ascensione. Ogni domenica quando entriamo nelle nostre chiese, non siamo accolti alla presenza di Dio? Non viviamo assieme a Gesรน il mistero dellโ€™ascensione? Dallโ€™ambone, come dal monte, Egli parla ai suoi e li benedice. E la nube che lo avvolse nascondendolo agli occhi dei suoi, non รจ simile forse alla nube dโ€™incenso che circonda lโ€™altare e che avvolge il pane santo e il calice della salvezza mentre vengono elevati al cielo?

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Lโ€™ascesa di Gesรน al cielo non vuol dire che egli si sia allontanato dai discepoli. Significa piuttosto che egli ha raggiunto il Padre e si รจ assiso accanto a lui nella gloria. Ascendere perciรฒ vuol dire entrare in un rapporto definitivo con Dio. In alto, non รจ da intendere in senso spaziale, oppure, se cosรฌ vogliamo intenderlo, significa che Gesรน รจ presente ovunque: come il cielo ci copre e ci avvolge, cosรฌ il Signore ascendendo al cielo, ci copre e ci avvolge tutti. Vorrei dire ancor piรน; Gesรน ascendendo al cielo avvolge e copre tutta la terra, cosรฌ come il cielo avvolge tutta la terra. Non รจ, quindi, un allontanarsi. Semmai รจ un avvicinarsi piรน ampio e coinvolgente. Se cosรฌ non fosse non si comprenderebbe la gioia dei discepoli. Comโ€™รจ possibile gioire mentre il Signore si allontana? Eppure scrive Luca: โ€œDopo averlo adorato, i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioiaโ€. Gli apostoli non solo non sono tristi per la separazione, addirittura sono pieni di gioia per una nuova pienezza di presenza di Gesรน.

Cosโ€™รจ accaduto? Quel giorno i discepoli hanno vissuto una profonda esperienza religiosa; hanno cioรจ sperimentato che il Signore era ormai definitivamente accanto a loro con la sua Parola e con il suo Spirito; una vicinanza certo piรน misteriosa, ma forse ancor piรน reale di prima. Senza dubbio sono tornate loro in mente le parole che avevano sentito da Gesรน: โ€œDove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loroโ€ (Mt 18,20). In quel giorno dellโ€™ascensione le compresero fino in fondo: in qualunque parte della terra, in qualunque epoca, in qualunque ora, si sarebbero radunati assieme due o piรน discepoli del Signore, Egli sarebbe stato in mezzo a loro. Da quel momento in poi la presenza di Gesรน sarebbe stata ancor piรน larga nello spazio e nel tempo; per sempre avrebbe accompagnato i discepoli, dovunque e comunque. Di qui il motivo della grande gioia. Nessuno al mondo avrebbe ormai potuto allontanare Gesรน dalla loro vita. Questa gioia dei discepoli, รจ ora la nostra gioia.

Il cielo sembra una dimensione poco concreta, lontana, quasi un sogno irraggiungibile, che puรฒ incantare per la sua bellezza, ma che non ha niente a che fare con le nostre scelte concrete. La vita terrena sembra una cosa e quella del cielo totalmente unโ€™altra. In realtร  cโ€™รจ una continuitร  della vita. Lo stesso Signore Gesรน risorto non appare ai suoi con un corpo nuovo e perfetto ma con quel suo stesso corpo segnato dalla storia, dalla violenza. Gesรน risorto, uomo della terra e del cielo, non รจ un fantasma, anche se il piรน bello. La concretezza di Gesรน risorto stabilisce proprio questo legame tra la vita della terra e quella del cielo. Lโ€™apostolo Paolo afferma con solennitร  nella Lettera ai Colossesi che โ€œpiacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sรฉ tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioรจ per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli (Col, 19-20). Lโ€™Ascensione ci mostra qual รจ il futuro che Dio ha riservato ai suoi figli. รˆ il cielo raggiunto da Gesรน, dove, come aveva detto, va a prepararci un posto, perchรฉ siamo anche noi dove รจ lui. E lui ci prende da oggi con sรฉ. I discepoli di Gesรน non hanno risolto tutti i loro problemi: sono uomini deboli, increduli, pieni di paura. Ma possiamo essere testimoni di questo amore sempre e fino ai confini della terra. Cioรจ a tutti, anche a quelli che non consideriamo o che ci sentiamo in diritto di trattare male. Troveremo un poโ€™ di cielo nella vita di ognuno e saremo anche noi uomini del cielo.

mons. Vincenzo Paglia

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Ascensione del Signore

Lc 24, 46-53
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli: ยซCosรฌ sta scritto: il Cristo patirร  e risorgerร  dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in cittร , finchรฉ non siate rivestiti di potenza dall’altoยป.
Poi li condusse fuori verso Betร nia e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccรฒ da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 08 – 14 Maggio 2016
  • Tempo di Pasqua VII, Colore bianco
  • Lezionario: Ciclo C, Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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