Vangelo del giorno – 15 febbraio 2018 – don Antonello Iapicca

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RINNEGARE SE STESSI PER AFFERMARE LA SIGNORIA DI CRISTO IN NOI

“Ogni giorno” camminiamo mossi da un imperativo categorico, l’irrefrenabile esigenza di auto-affermarci. Ma, alla fine, è sempre solitudine e tristezza, il destino di chi, per “salvare la propria vita”, “segue” solo se stesso e le proprie concupiscenze. Il Figlio dell’Uomo, invece, ha un’altro imperativo: “deve” essere “riprovato”, morire e così “risorgere”.

Nell’originale greco, il verbo “riprovare” deriva da un termine che indicava una moneta autentica, e traduce l’ebraico “provare con il crogiuolo”. Gesù, dunque, è dovuto passare per il crogiuolo del Sinedrio, ed è stato ri-provato. “Gli anziani, i sommi sacerdoti e gli scribi” credevano che non fosse Lui la moneta di cui avevano bisogno per pagare il prezzo del proprio riscatto. Bastavano a se stessi, non si sentivano schiavi; anzi, non pensavano proprio di dover essere riscattati, loro compivano la Legge…

 

 

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E invece era proprio di Lui che, come tutti, avevano bisogno. Lui, l’unica moneta che il Padre poteva riconoscere autentica e valida, perché consegnata al mondo per pagare il riscatto di ogni uomo. Così, mentre satana rigettava Cristo, il Padre accoglieva noi. Il sangue e l’acqua colati sul legno della Croce hanno riportato alla luce in noi l’immagine originale di figli nel Figlio. Per questo oggi Gesù ci chiede “se vogliamo andare dietro a Lui” a pagare il riscatto per i peccatori. Lo desideriamo sinceramente?

Ecco allora la Quaresima porci dinanzi lo stesso cammino di Gesù: “riprovare noi stessi”. Questo significa, concretamente, rinnegare la giustizia umana che reclama i propri diritti dimenticando il perdono, la pazienza, la tenerezza nei confronti di chi ci è accanto; rinnegare l’accidia che ci distoglie dalla fedeltà alle piccole responsabilità di ogni giorno; rinnegare l’avarizia e la concupiscenza che ci fanno arpionare cose e persone per chiuderle nella cassaforte del possesso; rinnegare ideali e idoli che invadono la nostra volontà per distoglierla dall’adeguarsi a quella di Dio. E, soprattutto, “prendere la croce ogni giorno”.

Qual’è oggi la tua croce? Guarda Cristo sulla via del Calvario e capirai. Che cosa oggi ci assomiglia a Lui? Cosa ci pesa, inchioda, asfissia? Ecco, questa è la nostra croce, dove sperimentare di non poter andare oltre e amare sino a tanto; di cadere sotto il peso di quella malattia inguaribile; di soffocare senza lavoro e stipendio; di sanguinare per la morte di tuo padre. Ma proprio qui Cristo ci attende per accoglierci così come siamo, perdonare la nostra ribellione, e farci sperimentare il potere della sua risurrezione.

La Croce non è una condanna: è “il letto d’amore dove ci sposa il Signore” (Inno del IV secolo) e dove è impossibile auto-affermarsi. “A che giova”, infatti, “guadagnare il mondo intero” che è sotto il dominio di satana, se l’anima poi sperimenta la “perdizione”, l’infelicità di chi ha perduto l’amore di Cristo? “Seguiamo” il Signore allora: con Lui “perderemo la vita” che ci ha condotto alla morte, per ricevere in cambio la sua, che non si esaurisce mai e trasforma in gioia anche il dolore più grande.

Qui il commento completo

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 9, 22-25
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.