p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 18 Novembre 2019

347

Ci ritroviamo a camminare come i discepoli, come discepoli, dietro al Signore e noi, discepoli di oggi, come i discepoli di ieri, siamo ciechi di fronte all’amore del Signore. Il Signore che cammina verso Gerusalemme vuole portarci alla luce ma noi preferiamo essere sordi e ciechi, far finta di niente. Noi non capiamo cosa vuole dire con l’andare a Gerusalemme dove deve morire, ma preferiamo non porre domande, preferiamo lasciare che le cose possano cambiare. In fondo preferiamo la nostra malattia e la nostra cecità, piuttosto che dovere cambiare.

Questo cieco vuole venire alla luce, vuole sentirsi amato di nuovo, vuole rinascere, vuole diventare di nuovo ciò che è, chi lui è in verità. La Parola è un seme da mettere nella terra dell’orecchio dove possa morire e portare frutto. I discepoli non accolgono la Parola che Gesù gli sta dicendo con la sua vita, per questo non muoiono per rinascere a vita nuova. A loro non aggrada che il seme del vangelo si consegni nelle mani degli uomini, per questo hanno orecchi ma non odono, hanno occhi ma non vedono. Si fidano delle apparenze che umanamente pagano, ma non accolgono la sapienza che umanizza la nostra vita e dona fede.

Di fronte a quanto sta accadendo è meglio non chiedere spiegazioni, sono convinti i discepoli. Pietro che ha voluto fare il primo della classe, quando aveva parlato riguardo a ciò che aspettava Gesù a Gerusalemme, si era sentito dare del Satana. Meglio tacere su questo punto!

… e sulla via un cieco grida. È meglio che tu faccia silenzio, non sai quello che dici. Stai disturbando il cammino del maestro, gli dicono, cammino al quale sono poco interessati ma che gli serve come paravento per uno che disturba e va a toccare punti, con il suo gridare, che sono punti che è meglio non toccare. Bisogna stare attenti perché il pericolo è che si complichino ulteriormente le cose che sono già complicate di per sé, per questo “lo rimproveravano perché tacesse”.

Gesù si ferma, sta lì in mezzo alla strada, in piedi. Bisogna che faccia partorire di nuovo la vita, per questo sta fermo, per questo si ferma. E noi vociamo con la folla. Noi che alla luce dell’amore, amore che unico può fare nascere e rinascere, noi che impariamo i dieci comandamenti, dimenticandoci la motivazione di questi comandamenti. Io Sono il Signore Dio tuo, ecco cosa faccio e cosa ho fatto per te! Noi partiamo dal comando: non avrai altro Dio fuori di me, dimentichi della memoria dell’amore: Io Sono il Signore Dio tuo che ti ho fatto uscire dall’Egitto. Ci dimentichiamo della terra promessa consegnata a noi, ci dimentichiamo che Lui ci ha condotti anche oggi attraverso il deserto. Impariamo a memoria i dieci comandamenti, dimentichi della memoria affettiva che ci parla dell’amore di Dio. Perdiamo per strada del perché vivere certe cose, comandamenti compresi. Perdiamo il senso degli stessi e la relazione che questi strumenti dovrebbero coltivare. Ci complichiamo la vita con i nostri catechismi e le nostre omelie: ci vacciniamo contro la verità e non ci facciamo domande e non interroghiamo il Signore della vita.

Stavano facendo una bella processione e sto mendicante ci obbliga a fermarci. Gesù si ferma perché deve fare venire alla luce, deve far nascere. Ma la sua missione di andare a Gerusalemme? Il programma viene in tal modo sfalsato. Ma Gesù vede, vede una vita che deve tornare a vivere, deve far partorire la vita per un cieco che riconosce che in lui vita ce n’è poca. Fermiamoci, dice Gesù, perché è tempo che colui che ha il coraggio di dire la sua cecità, cosa che i discepoli ancora non hanno, ritorni alla luce. Il fatto che disturbi i nostri programmi può essere un buon segno: fermiamoci e vediamo perché cominciando a vedere noi anche lui possa vedere, lui che ci provoca con la sua cecità per ritornare a vedere, invita anche noi a un vedere più vero, meno appariscente.

Gesù è come Dio che ascolta il grido del suo popolo, è come una mamma che sente il grido del figlio in mezzo al rumore della folla: non può non fermarsi. Ciò che per i discepoli è disturbo, per Gesù è un grido che chiama amore. Ma stavano facendo una bella processione, erano dei bravi pellegrini e lui disturba i nostri programmi. Ma Gesù si ferma e gli chiede cosa vuole, oggi a me chiede cosa voglio. Vuole che anche in noi venga alla luce il desiderio di vedere e la consapevolezza che non vediamo. Che io veda. Non sa cosa chiede, pensano i discepoli.

Gesù ha davanti un cieco e gli chiede cosa vuole: sarà normale? Gesù non dà per scontato ciò che noi vogliamo, non è detto che noi vogliamo guarire. Voler guarire significa che non posso continuare a dirmi che “io sono fatto così”. Se io guarisco, io che vivo di elemosina, poi cosa dovrò fare, dovrò mettermi a lavorare? È una rovina se tu mi fai rinascere! Non posso più dire: ma io sono fatto così! Mi rilanci alla mia vera identità donandomi vista. Stai zitto, diciamo noi discepoli a noi stessi; ridammi la vita, grida il cieco dentro di noi. Gesù che si ferma in mezzo alla strada accoglie la richiesta di questo cieco ad avere di nuovo il diritto ad una vita piena e libera. Significa non poterci più dire “io sono cieco e voglio l’elemosina!”. A questo punto debbo rinunciare all’elemosina, voglio ritornare a vedere, ascolto la chiamata ad essere me stesso, figlio amato dal Padre e abbracciato dalla Madre.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18, 35-43
 
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore