p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 17 Novembre 2019

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A volte il tempio crolla, ed è una benedizione!!!

Se guardiamo alla nostra vita, quella di tutti noi, gran parte delle nostre scelte sono fatte per crearci delle sicurezze che ci permettano di vivere al sicuro dalle intemperie della vita stessa. Ci costruiamo dei templi/sicurezza per potere tenere a bada Dio, dei templi/sicurezza per potere tenere a bada la vita. I templi che continuamente ci costruiamo evidenziano il nostro bisogno di sicurezza. Sono templi di ogni genere innalzati ad un bisogno di sicurezza, che in sé non è cosa cattiva, ma che occupano la nostra esistenza per potere essere realizzati. Passiamo la nostra vita a mettere pietra su pietra. Ciò che blocca la nostra vita è quando queste sicurezze diventano fine a se stesse, non più a servizio della vita, neganti la vita dell’altro.

Nel tempio delle proprie sicurezze si può morire! Appariamo troppo sicuri di noi stessi. Non concepiamo un pensiero diverso dal nostro. Ci prendiamo per i capelli per dimostrare che la nostra idea è la migliore. Di fronte ai problemi dell’Italia, che sono sempre gli stessi, ci accapigliamo per dimostrare che la nostra idea, che oramai sembra non esserci più, sia migliore dell’altra. È meglio ciò che pensa la destra, è meglio ciò che pensa la sinistra, ma né l’una né l’altra pensano a come risolvere il problema. L’importante è tenere in piedi il tempio della propria parte, non ricercare il bene comune. Se cadesse anche questo tempio della politica, sembra quasi che senza governo le cose andrebbero meglio.

Così col “noi siamo i migliori”, noi neghiamo i nostri torti e i nostri peccati, confermandoci nella nostra idea di essere il meglio. Si può vivere così, ma a volte, grazie a Dio il tempio crolla.

Gesù ci invita a non spaventarci di fronte a questo crollo ma a viverlo come una benedizione. Siamo chiamati a vivere il male non a negarlo. La caduta del tempio, che noi dichiariamo essere male, in realtà evidenzia il male, il nostro male. La caduta del tempio, di quelle pietre alla religione e all’organizzazione religiosa di ogni genere, che ad un certo punto soffocano la persona è una benedizione: è tempo che non rimanga pietra su pietra. Questo bene che noi pensiamo essere male, diventa luogo di liberazione da una religione, atea o di fede che sia, che soffoca l’uomo anziché donargli la libertà del vivere. Vivere il male evidenzia tutto ciò che in quel male c’è di bene e ci permette di metterci alla ricerca di nuovo del vero bene.

L’illusione del bene che in realtà è male ci rende sicuri e ci fa sedere. Il crollo di questo muro che per noi era il bene della nostra vita, crollo che noi riteniamo male, diventa il bene per noi, ci rimette in cammino, ci libera da false sicurezze che intristiscono e abbruttiscono la nostra vita.

E si ritorna a respirare. Il mio, il nostro, mondo vecchio finisce. Abbiamo la possibilità di vedere il vero Dio e di cogliere la bellezza essenziale dell’uomo nuovo. Noi possiamo passare il nostro tempo a rimpiangere i tempi passati, oppure possiamo rimetterci in cammino. Mi pare che al giorno d’oggi, dentro e fuori la chiesa, noi ci stiamo impegnando per una sorta di restaurazione. Vorremmo ricostruire i nostri muri, magari diversi, ma sempre muri. Vorremmo recuperare spazi perduti, recuperare uno splendore passato, magari con scelte anche diverse. Ma ciò che non va è la non accoglienza della caduta del tempio e il continuare a cercare di ricostruirne un altro. Magari un altro tempio più bello e più moderno, ma sempre un altro tempio.

Mentre c’è solo la strada su cui possiamo contare, la strada è l’unica salvezza. Sulla strada non si costruisce nulla, sulla strada si può solo camminare o stare seduti in attesa che passi Gesù e gridare a Lui la nostra cecità o salire sul sicomoro perché ci possa vedere. Possiamo camminare con Gesù verso Gerusalemme oppure da Gerusalemme ci possiamo allontanare. Come i due discepoli di Emmaus, camminando lontano da Gerusalemme, delusi perché il tempio delle loro credenze su Gesù era caduto, col volto triste così da non riconoscere Gesù stesso che cammina accanto a loro, sono raggiunti da Gesù. Camminano nella direzione sbagliata, ma camminano. Sulla strada sono raggiunti da Gesù.

Rivedere la nostra vita, rivedere la chiesa, non può obbedire ad un senso di restaurazione che evidenzia solo frustrazione e rabbia contro l’uomo. Rivedere non per ricostruire ma per godere del dono di libertà che il Signore Gesù è venuto a portarci. Libertà che vive fino in fondo l’esperienza della croce come dono della propria vita, non la ricostruzione del tempio come rapina alla vita dei fratelli.

E sotto le macerie, cosa rimane? A quel punto avremo possibilità di testimoniare il nostro Dio Padre che si prende cura di noi come Dio Madre. Non interessa altro. Questo è il dono che Gesù ha fatto a noi di Papa Francesco: testimonia la vita e la libertà e non prepara mai alcuna difesa di se stesso: dice e testimonia il dono, fa del bene e lascia che chi vuole solo suonare marce funebri a lui le suoni, ma non perde tempo a ribattere o a volere salvare altri muri. Grazie, o Dio, per questo dono!

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Letture della
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Sorgerà per voi il sole di giustizia.

Dal libro del profeta Malachìa
Ml 3,19-20a

 
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
 
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio.
 
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 97 (98)
R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R.
 
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra. R.
 
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R.

Seconda Lettura

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2 Ts 3,7-2

 
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.
 
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
 
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Parola di Dio

Vangelo

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21,5-19

 
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
 
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
 
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore