Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 28 Marzo 2020 – Gv 7, 40-53

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Il commento alle letture del 28 Marzo 2020 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Mai un uomo ha parlato così!

SABATO 28 MARZO (Gv 7,40-53)

Gesù non è solamente potente nelle opere, lo è anche nelle parole. Questa testimonianza è resa dai discepoli di Emmaus: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso” (Lc 24,19-20). “Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (Lc 4,22). La Parola di Gesù era sempre proferita nello Spirito Santo, piena di saggezza, verità, santità, perdono, misericordia, luce. Era detta con ogni intelligenza. Non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni. Andava diritta al cuore e nello Spirito Santo, se la persona era di buona volontà, subito veniva attratta da essa. Le guardie vanno per arrestare Gesù, ma rimangono conquistate dalle sue parole. Nel giardino del Getsemani le parole di Gesù diventano vento impetuoso che fa stramazzare a terra le guardie venute per arrestarlo: “Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato»” (Gv 18,4-9). I discepoli se ne vanno e le guardie possono arrestare Gesù. Oggi non è tempo di arresto.

La risposta che danno i farisei alle guardie attesta veramente che nel loro cuore sentenzia il peccato: “Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!”. Il loro peccato è innalzato a criterio di verità. Non esiste cattiveria più grande, ma neanche superbia più malvagia. Veramente si compie in loro il Salmo: “Oracolo del peccato nel cuore del malvagio: non c’è paura di Dio davanti ai suoi occhi; perché egli s’illude con se stesso, davanti ai suoi occhi, nel non trovare la sua colpa e odiarla. Le sue parole sono cattiveria e inganno, rifiuta di capire, di compiere il bene. Trama cattiveria nel suo letto, si ostina su vie non buone, non respinge il male” (Sal 36 (35), 1-5). Ecco la superbia di Satana nel loro cuore: essi non credono e nessuno deve credere. Il loro peccato deve essere legge universale. Chi crede in Gesù pecca contro di essi, rinnega la loro autorità. L’uomo di peccato ha superato ogni limite.

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

In verità i farisei non conoscono la Legge. La dichiarazione di maledizione su quanti non conoscono la Legge vale anche per essi. Si sono maledetti da se stessi. Infatti non solo in nessuna parte della Legge è scritto che non sorgono profeti dalla Galilea. Nella profezia di Isaia è scritto che la luce viene proprio dalla Galilea. Essi altro non sono che raffazzonatori di menzogna e in nome della menzogna impongono la loro incredulità e peccato al mondo intero. Quando gli uomini di Dio giungono a tale corruzione, per il popolo non c’è salvezza. La cecità invade la terra e la malvagità la consuma. Se il sale perde il suo sapore, a null’altro serve che essere gettato e calpestato.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che il cristiano sia vero sale e vera luce, sempre.

Fonte@MonsDiBruno