Fabrizio Francesco Campus – Commento al Vangelo del giorno – 20 Aprile 2020

Nicodemo si reca da Gesù di notte. Probabilmente per difendere la sua immagine davanti agli altri farisei o semplicemente per cercare quell’intimità di dialogo che non potrebbe avere durante il resto della giornata. Sta di fatto che è un passo avanti, perché riconosce che c’è del vero nelle parole e nei gesti che compie Gesù, che Lui viene veramente da Dio. Ma riconoscere non basta nel cammino di fede.

C’è bisogno di incarnare ciò che riconosciamo, di rinascere dall’alto. «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?», domanda Nicodemo a Gesù. Umanamente è impossibile ma qui, appunto, si tratta di un altro tipo di rinascita. È la seconda nascita che tutti abbiamo vissuto nel Battesimo. Per noi, quel giorno, si è aperta veramente un’altra vita. Molti di noi non ne hanno ricordo, ma facciamo un’esperienza simile ogni volta che ci confessiamo.

Non a caso la Confessione è anche chiamata “sorella del Battesimo”. Non è forse vero che ogni volta che ci accostiamo a questo sacramento, vediamo tutto un po’ più chiaro, come se ci ripulissimo gli occhiali? Non ci sentiamo forse rigenerati? È l’esperienza di sentirsi figli amati, abbracciati, riconciliati.

Questo ci dà la forza di andare avanti: l’infinita Misericordia di Dio. È grazie ad essa che non dobbiamo essere degni per essere amati, perché siamo già amati. E quando frequentiamo abitualmente questa Misericordia, si vede nei nostri occhi e nei nostri gesti a chi apparteniamo. Non è un caso che il Signore ci parli oggi con questo Vangelo. Non lo è mai, ma oggi più che in ogni altro tempo, è necessario attaccarsi a questa figliolanza e coltivare il desiderio di questa rinascita.

Accresci in noi questo senso di appartenenza, Signore. Aumenta il nostro desiderio del tuo Amore, affinché possiamo esprimerlo con la nostra vita.


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