don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo di oggi 6 Giugno 2019 – Gv 17, 20-26

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Lo sguardo di Gesù si allarga a tutta la Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo, la comunità che si riunisce attorno a Lui i cui membri sono accomunati dall’unica fede nell’amore del Padre.

Forse Gesù sembra puntare troppo in alto quando si augura che tutti coloro che si dicono cristiani aspirino alla perfezione dell’unità. In realtà constatiamo che ci sono vari gradi e diversi tipi di unità, ma quella a cui fa riferimento Gesù è la forma più alta e perfetta. Il mondo conosce varie forme di unione, sia per scopi buoni sia per quelli meno nobili o addirittura finalizzati a delinquere.

Associazioni, società, gruppi, sono certamente esperienze di unione e socializzazione in cui si sta insieme per perseguire uno scopo comune. Dio quando ha concepito in sé la Chiesa l’ha pensata contestualmente all’uomo e alla donna insieme come icona più alta della vita divina, comunione d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ogni umana aggregazione è caratterizzata da uno statuto, scritto o non scritto, che ne definisce il senso e gli scopi da perseguire e infine il modo per raggiungerli.

Il sogno di Gesù, che esprime nella preghiera, non si riduce a creare una società i cui membri gestiscono una certa forma di potere, ma a qualcosa che chiamiamo famiglia il cui centro d’unità non è un interesse personale o la funzione che si svolge, ma le persone stesse unite nel vincolo dell’amore vicendevole. Gesù prega perché lo Spirito Santo, che fa delle tre persone della Trinità un solo Dio, faccia anche di tutti i “santificati” un solo corpo e un solo spirito, un cuor solo e un’anima sola.

In questa unità perfetta d’amore il singolo non viene annullato, ma viene valorizzato, perché, come dice s. Paolo usando la metafora del corpo, ogni membro realizza se stesso nella Carità, cioè nella misura in cui ama offrendo i suoi carismi e le sue competenze per il bene comune, soprattutto per i più fragili. Senza lo Spirito Santo la Chiesa, e quelle forme associative che si dicono appartenenti ad essa, diventano una oligarchia in cui un ristretto gruppo dirigenziale gestisce il suo piccolo o grande potere generando divisioni, fazioni e soprattutto alimentando la cultura dello scarto di chi non è più funzionale alle ambizioni dei pochi.

L’“anima” di ogni espressione della Chiesa, che sia una comunità, una famiglia, un’associazione o un gruppo di qualsiasi genere, non è la singola persona o il direttivo che incentiva, organizza, progetta, ma è l’amore che circola tra i vari membri. Come il cuore nel corpo, attraverso il sistema circolatorio, spinge il sangue perché ogni parte, anche la più periferica, sia raggiunta così la Chiesa, nelle sue molteplici forme, è viva se ognuno è unito all’altro dall’essere l’uno per l’altro.

In altri termini è il modo di vivere le relazioni che determina la vitalità di una comunità che vive la comunione. La Chiesa, che Gesù sogna e realizza con il Padre nello Spirito Santo, non è una semplice aggregazione di fedeli, ma è il suo vero corpo pienamente inserito nella Famiglia di Dio, la Trinità, la perfetta unità.

Commento a cura di don Pasquale Giordano

FonteMater Ecclesiae Bernalda

 

La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

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Siano perfetti nell’unità!

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17, 20-26

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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