don Marco Pozza – Commento al Sabato Santo – 3 Aprile 2021

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Sotto la croce quattro matti in cerca di gloria. Tutti pronti per gli sfottò, come se la cima del Calvario fosse diventata una curva di ultras incarogniti: «Scenda ora dalla croce e gli crederemo» (Mt 27,42). La sensibilità è il metro degli sciocchi: il cazzeggio è ciò che riesce loro meglio. Cristo, da lassù, fiuta la trappola: “Figurarsi se scendo dal patibolo. Certo: se scendessi, tutti crederebbero che io sono Colui che sono. Loro, però, non capiscono che, così facendo, li renderei schiavi di un miracolo: io, invece, voglio dei cuori. Morirò, dunque, e mi aspetterà chi mi crederà. Poi, alla fine, ci sta che facciamo la conta”. In croce, squadrando Madonnamia, Gli riuscì un sorriso: la capacità di sorridere in punto di morte rimarrà, nei secoli, il suo marchio di fabbrica. Sotto la croce, c’è un carnaio tutto compresso in pochi metri quadrati di terra: quanto spreco in quegli sguardi beffardi. Sono burroni profondissimi, immobili, ingannatori. “A te, Mammamia, affido la speranza che non delude: resisti (almeno) tu, perchè se molli anche tu è finita per davvero”. Il sonno di Maria, questa notte, avrà la velocità bavosa delle lumache.

Un attimo prima, glielo pongono tra le braccia: la ragazza-madre diventa madre-pietosa, la Pietà del Buonarrotti: “Guardala, eccola qui: c’ha ancora negli occhi la speranza che Gli ho visto sbocciare quand’era bambino” si rincuora tra sé. Forse si autoconvince, o forse ci crede per davvero: le madri sanno fronteggiare l’orrore per sprofondarlo. “Figliomio, io ti ho fatto nascere, adesso tocca a te rinascere. Io, cadesse il mondo intero, a te mi affido. Di te mi fido. Ora pro nobis peccatoribus” (Firmato: tua madre)”. Poi d’un tratto, l’ultimo regalo recapitato: “Maria, non mi conosci, forse non ci siamo mai visti finora – Le s’avvicina Giuseppe d’Arimatea -. Era mio amico Gesù, ci siamo visti a ore alterne, di nascosto, quando la notte soffiava. Accetta il mio regalo per Lui e per te: prendetevi il mio sepolcro, lo metto a disposizione dell’Amico!” Parole ultime, confidenze a bordo-roccia, risultato finale della somma totale di chi è rimasto dopo che tutti sono scappati via: l’intelligenza è sopravvalutata, la stupidità sottovalutata. Satàn, grullo, canta vittoria: “Vinto! Abbiamo vinto! Giuro: ci ho sempre creduto. Grazie per la fiducia accordatami”. «All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte me duro?» (U. Foscolo). Ognuno, con Cristo dentro la fossa, ha la necessità di far uscire la rabbia che ha dentro. La rivalsa, o la speranza. Per i conti, domattina.

Dentro, dietro la pietra: “Ho toccato il fondale, Padremmio: più in basso di così non è possibile andare – grida muto il Figliolo al Padre – Questa morte è la perla nera indecifrabile del nostro amore. Non ti capisco, ma ti amo: per questo mi sono fidato di Te in questa calata agli inferi”. E’ Vangelo: per andare a salvare l’uomo, se c’è una vetta la si deve raggiungere al più presto, se c’è un abisso lo si deve toccare il prima possibile. “La morte? – si chiederà, mi chiederà, la gente nei secoli a venire – Il carcere, al confronto, è una vacanza da custodire come il migliore dei viaggi mai compiuti”. Lì fuori, nella Gerusalemme cianotica e caotica, tutti sono intenti a discutere il suo caso: “Non immaginavo d’essere un argomento così eccitante di conversazione” – medita tra Sè medesimo -. La gente è così, lo è da quando esiste il mondo: ha sempre più opinioni sulla vita altrui che su quella propria”. A Maria, (ma)donna bambina, toccherà sfidare la supponenza dei bulli: “I bulli io li conosco assai – ribatte alle amiche che l’invitano ad appisolarsi un po’ – Vedrai che sono pronti a farsi da parte appena trovano qualcuno che tiene loro testa”.

«Scenda ora dalla croce e gli crederemo», mi han gridato poco fa. Fossi sceso, era la stessa cosa di chiedere a qualcuno d’amarti: e così non funziona!” Qualcuno, fuori, inizia ad avere rimorsi “Benvenga: vuol dire che la coscienza gli funziona: lo riaccoglierò”. Fra tre giorni, però: “Adesso devo star qui, a marcire del tutto: perchè se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimarrà da solo. Devo morire, per risorgere e moltiplicarmi”. L’impazienza è nemica del cacciatore. “Veglia tu, Madonnamia: fa le veci del mondo”.
Domattina chi avrà Dio con sé sarà sempre in maggioranza.

Commento a cura di don Marco Pozza
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