don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 4 Aprile 2022

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“Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato”.

In queste pagine di Giovanni si può forse perdere un po’ il filo del ragionamento di Gesù, ma ogni dettaglio è carico di un significato immenso. Oggi ad esempio Gesù dice che la sua testimonianza è vera perché lui sa da dove viene e dove sta andando. Non è forse qui la radice del nostro spaesamento? Perché nessuno di noi può essere affidabile per se stesso? Perché nessuno di noi, se è sincero, sa veramente da dove viene e dove sta andando.

Ci mettiamo un’intera vita a capire di che storia siamo figli, e un’intera vita a capire che cosa vogliamo veramente, verso dove stiamo andando. In Gesù questa domanda ha trovato risposta. È nell’amore che Egli vive con il Padre che ha trovato risposta. E ciascuno di noi sa quanto l’esperienza dell’amore sana alla radice il nostro spaesamento. Quando ci sentiamo amati di colpo non importano più tutte le contraddizioni di cui siamo figli, e tutto l’ignoto che si dipana davanti. Importa che quell’amore non ti fa sentire più sbagliato ma ti fa sentire giusto e al momento giusto.

“Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio»”. Mi piacerebbe salvare l’intenzione della domanda: “Dov’è tuo Padre?”.

In fondo tutti stiamo cercando un Padre, tutti stiamo cercando qualcuno che ci renda davvero figli alla maniera di Gesù. E Gesù risponde che chi conosce Lui alla fine conosce anche il Padre che sta cercando. Che è un po’ come dire che dall’incontro con Gesù ne scaturisce un incontro profondo anche con un Senso che guarisce davvero tutta l’esistenza. Per questo Gesù è l’unico che può portarci lì dove davvero vogliamo andare. Di sé stesso dirà: “Io sono la porta”.

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«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Accogliere Gesù è accogliere la luce. L’esperienza della luce è l’esperienza di vedere le cose per ciò che sono, ed è sapere il motivo vero per cui la vita vale la pena. Solo chi vede è davvero libero. Ecco perché Gesù dice a chi lo interroga “la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno”.

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Sarebbe bello nella vita poter sapere da dove veniamo e dove stiamo andando, ma molto spesso non sappiamo il vero senso del nostro passato e soprattutto verso dove siamo incamminati. Per questo seguire Gesù è anche potersi mettere in un esperienza che possa davvero rispondere a questa domanda di senso.

Escludere Gesù significa condannarsi al buio. Persino chi non crede ha bisogno di rispondere a questa domanda di senso, e proprio per questo un credente ha la doppia responsabilità non soltanto di cercare una luce che lo salvi ma di lasciarsi illuminare da quella luce fino a diventare luce per chi non l’ha incontrata. È il mysterium lunae a cui tutta la Chiesa in ogni singolo suo appartenente è chiamata.

Così come la luna non splende di luce propria ma illumina la notte, così ogni battezzato non splende di luce propria ma illumina la notte dei fratelli che incontra sulla sua strada.

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