SANTITÀ TERRESTRE CHE PROFUMA DI CASA
Siate perfetti
come il Padre (Mt 5,48),
siate santi perché io,
il Signore, sono santo
(Lev19,2).
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Santità,
perfezione,
parole che ci paiono lontane,
per gente che fa un’altra vita, dedita
alla preghiera e
alla contemplazione.
E invece quale concretezza
nella Bibbia:
non coverai
nel tuo cuore
odio verso tuo fratello,
non serberai rancore,
amerai il prossimo tuo
come te stesso
(Lev 19,17-18).
La concretezza
della santità:
niente di astratto,
lontano,
separato,
ma il quotidiano,
santità terrestre
che profuma di casa,
di pane,
di gesti.
E di cuore.
Siate perfetti
come il Padre.
Ma nessuno potrà
mai esserlo, è come
se Gesù ci domandasse
l’impossibile.
Ma non dice
«quanto Dio»
bensì «come Dio»,
con quel suo stile unico,
che Gesù traduce
in queste parole:
siate come Lui
che fa sorgere il sole
sui buoni e sui cattivi.
Mi piace tanto
questo Dio solare,
luminoso,
positivo,
questo suo far sorgere il sole su buoni
e cattivi.
Così farò anch’io,
farò sorgere
un po’ di sole,
un po’ di speranza,
un po’ di luce,
a chi ha solo il buio
davanti a sé.
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Trasmetterò il calore
della tenerezza,
l’energia
della solidarietà.
Testimone che
la giustizia è possibile,
che si può credere
nel sole anche quando
non splende,
nell’amore
anche quando
non si sente.
C’è un augurio che
rivolgo ad ogni bambino
che battezzo,
quando il papà accende la candela al cero pasquale:
che tu possa sempre incontrare,
nei giorni spenti,
chi sappia in te risvegliare l’aurora.
Quante volte ho visto sorgere il sole dentro
gli occhi di una persona: bastava un ascolto
fatto col cuore,
un aiuto concreto,
un abbraccio vero!
Amate i vostri nemici.
Fate sorgere il sole
nel loro cielo;
che non sorgano freddezza, condanna, rifiuto, paura.
Potete farlo anche se sembra impossibile.
Voi potete
non voi dovete.
Perché non si ama
per decreto.
Io ve ne darò
la capacità
se lo desiderate,
se lo chiedete.
Allora capisco
e provo entusiasmo.
Io posso (potrò)
amare come Dio!
E sento che amando
realizzo me stesso,
che dare agli altri
non toglie a me,
che nel dono
c’è un grande profitto,
che rende la mia vita piena,
ricca,
bella,
felice.
Dare agli altri
non è in contrasto
col mio desiderio
di felicità,
amore del prossimo
e amore di sé
non stanno
su due binari che
non si incontrano mai,
ma coincidono.
Dio regala gioia
a chi produce amore.
Cosa significano allora gli imperativi:
amate, pregate, porgete, prestate.
Sono porte spalancate verso delle possibilità, sono la trasmissione
da Dio all’uomo
di una forza divina,
quella che guida il sole
e la pioggia
sui campi di tutti,
di chi è buono
e di chi no,
la forza solare di chi fa come fa il Padre,
che ama per primo,
ama in perdita,
ama senza aspettarsi contraccambio alcuno.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
