Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 1 Gennaio 2021

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Maria SS. Madre di Dio: un tempo orientato e abitato

“A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen” (dall’annuncio di Pasqua nella liturgia dell’Epifania). Celebrare un nuovo anno, in una fase così particolare e ricca di sfide e di prove come quella che stiamo vivendo, non può non condurci ad una riflessione sul nostro modo di vivere e intendere il senso del tempo. Alcuni dicono sui social: “abbiamo vissuto un anno in meno… questo anno non lo abbiamo vissuto”. È proprio vero? Viene fuori una domanda per ciascuno di noi: qual è la mia concezione di tempo? È il tempo necessariamente una dimensione da riempire con qualcosa da fare? Con impegni da portare avanti? Quando apparentemente non ho nulla da fare, il mio tempo è forse privo di significato e valore? Cosa dà valore al mio tempo?

I teologi ci insegnano che nella Scrittura esistono tre tipi di tempo: quello cronologico, che nella filosofia e nel sentire comune, è il chronos, che si può quantificare e misurare con i cronometri; c’è poi il kairos, che è il tempo “significativo”, nella sua dimensione esistenziale e poi c’è l’aion, il “tempo senza tempo”, ossia l’eternità. Il nuovo anno, come fine di un intervallo di tempo cronologico, passaggio da un intervallo temporale ad un altro, ci provoca a ripensare il nostro tempo esistenziale, quello che nessun cronometro può misurare. Cosa ha dato e cosa dà senso al tempo che ho vissuto, vivo e vivrò? In realtà, se non ci fosse un significato che noi diamo al tempo, esso sarebbe solo una vuota scansione di movimenti insignificanti, ma è il nostro spirito che dà un senso a questo tempo.

Sant’Agostino, nelle Confessioni, definiva il tempo come “extensio animi”(XI, 13). Senza il nostro “esserci”, senza il nostro misurarci con Dio e con gli altri, il nostro tempo sarebbe perso e vuoto. Emerge un forte invito alla conversione per ciascuno di noi: da un uso insignificativo del tempo, ad un uso più sensato dello stesso. Leggere la storia alla presenza di Dio ci fa guardare al tempo come una linea ordinata verso un fine: dalla Terra all’eternità; da questo mondo a Dio; vissuto con questa apertura di cuore, di chi legge la propria vita in una relazione che lo trasforma e lo caratterizza, il tempo viene vissuto in pienezza, come ci ha detto San Paolo: “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio” (Gal 4,4). Con Cristo il tempo non è più lo stesso, ma è orientato e abitato.

Se questo è vero a livello teologico, la domanda è: lo è anche esistenzialmente per me? Come vivo ogni istante della mia giornata? Cosa costruisco in esso per l’eternità? Il tempo pieno è abitato da Dio e ogni mia azione, ogni mio progetto, ogni mia parola, ogni mio pensiero, non può non essere orientato a questo fine. Il pensiero della morte, come fine di questo tempo e spazio concessimi perchè io possa entrare nell’eternità di Dio, ci è di grande aiuto per dare il giusto valore al tempo e alle cose che viviamo e facciamo. Maria, che celebriamo in questa solennità della sua Divina Maternità, con il suo stile di contemplazione esistenziale, concreta e silenziosa, ci offre un aiuto ad assumere il giusto atteggiamento nei confronti del tempo e della vita.

Stando con il Figlio, Ella si interrogava e cercava il filo rosso della presenza di Dio in tutti gli eventi. Ecco cosa significa, allora, vivere il tempo in pienezza, con la consapevolezza che Dio lo abita e ne è protagonista insieme a noi, cosicchè esso può divenire reale occasione di salvezza! potrà entrare nel tempo, il Creatore nella creatura, il Tutto nel frammento, conducendo la storia in una fase nuova e definitiva.


Fonte

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