don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 26 Maggio 2020

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DARE GLORIA A CRISTO CON LA NOSTRA VITA

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Ci siamo, mancano pochi giorni al “compimento dell’opera di Cristo sulla terra”, ovvero cercare e salvare la pecora perduta per riportarla all’ovile. Per questo nel Vangelo di oggi appare con gli occhi “alzati verso il cielo” indicando a tutti noi il posto che ci ha preparato. E’ tutto pronto, basta solo accogliere la sua “Gloria” nella nostra povera carne, la Gloria dell’amore. Amore al Padre, ai discepoli, ad ogni uomo, amore compiuto nell’ “ora” della Croce, nella quale la Gloria di Dio è scesa sul Figlio perché Egli potesse, nella sua carne, glorificare il Padre. Non era mai successo che un uomo potesse rendere pienamente Gloria a Dio. Non a noi, che, come ogni uomo, siamo stati creati proprio per essere il riflesso della sua Gloria, ovvero la dimora del suo Spirito vivificante che, secondo il disegno del Creatore, avrebbe dovuto colmare ogni nostro pensiero, parola e gesto. Ma, per l’inganno del demonio a cui abbiamo creduto, ciò non è accaduto. Quante mormorazioni, quanti giudizi, quanti peccati hanno sottratto la Gloria a Dio… Quando? Vent’anni fa quando togliemmo il saluto a quella persona che ci aveva offeso, o ieri, quando abbiamo chiuso il cuore a nostra moglie.

Insomma, ogni volta che abbiamo peccato. Ma se non diamo gloria a Dio significa che la stiamo dando a qualcun altro. A chi? Al demonio e a noi stessi. E si tratta di “vana-gloria”, fumo senza arrosto, come il vuoto e l’insoddisfazione che genera in noi l’ira e il risentimento. Sì fratelli, soffriamo perché non possiamo rendere gloria a Dio con la nostra vita che, per questo, si trasforma in un caos che anticipa l’inferno. Ma proprio qui Gesù ha “compiuto l’opera che il Padre gli aveva dato da fare” manifestando nell’ultimo posto del mondo la Gloria di Dio. Anche nel peggior pezzo della nostra storia, nell’anfratto più oscuro del nostro cuore Gesù è sceso per deporvi la “Gloria del Padre”, che significa la sua presenza misericordiosa. Come, infatti, la sua “Shekinà” accompagnò il Popolo d’Israele nelle angosce dell’esilio a Babilonia, essa non ha mai abbandonato l’esilio dal paradiso di ogni uomo, scendendo sino ai bassifondi più corrotti. La “Gloria del Padre”, infatti, si è manifestata nel suo Figlio crocifisso, umiliato, disprezzato, rifiutato per raccogliere dalla discarica della storia la carne di ogni peccatore e riscattarla, facendone di nuovo una dimora per lo Spirito Santo. Così Gesù stesso è stato “glorificato dal Padre con la stessa Gloria che”, nella sua intimità, “aveva prima che il mondo fosse”: proprio per essere entrato nella morte, infatti, Gesù è stato risuscitato e accolto nel Cielo dove si è presentato “davanti” al Padre insieme a coloro che hanno accolto il suo sacrificio. 

Per questo il Padre gli ha “dato potere sopra ogni carne, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli ha dato”. E oggi ancora una volta quel “potere” di dare la vita giunge sino a noi per “farci conoscere l’unico vero Dio, e colui che il Padre ha mandato, Gesù Cristo”. Coraggio fratelli, perché possiamo ricevere di nuovo la “vita eterna” perduta con il peccato “conoscendo l’unico Dio” nel “potere” del suo Figlio sui nostri peccati. Apriti a Lui, lascia che prenda su di sé l’invidia e la gelosia che ti corrodono il cuore; consegnagli senza timore ogni giudizio sui fratelli, anche quelli più radicati; permetti al suo “potere” di strapparti alla schiavitù al denaro che ti fa così avaro da non riuscire più a dialogare con il tuo coniuge e i tuoi figli; non vergognarti di confessare la tua concupiscenza, vedrai che Lui saprà come tirarti fuori dalla dipendenza alla pornografia, all’alcool, al gioco, alla droga. Guarda che sei un’opera del Padre e Lui ti ha già “dato” al Figlio. Non devi far altro che “osservare”, custodire cioè le Parole che la Chiesa oggi ti annuncia, perché esse sono proprio quelle che il Padre ha dato al Figlio e che Egli vuol dare a te nella comunità cristiana. Ascoltale e “accoglile” per “sapere veramente”, sperimentando cioè nella tua vita, che Gesù è “uscito dal Padre” e “credere che Egli lo ha mandato” a te per salvarti. Allora giungerà anche per te, come per ogni cristiano, l’ “ora” in cui saprai che “tutte le cose che” il Padre “ha dato” al Figlio vengono da Lui”; e quali sono queste “cose” se non gli istanti, le relazioni e gli eventi della tua vita? Capisci? Non c’è nulla che ti riguardi che non “venga” dal Padre e non sia “dato” a Cristo.

Perché allora continuare ad aver paura? Il tuo matrimonio, la tua famiglia di origine, magari povera e debole, divisa e incapace di amarti come desideravi, la scuola e il lavoro, gli amici e il fidanzato, il tuo fisico e il tuo carattere, la tua debolezza, tutto è un dono del Padre che, “dato” a Cristo, diviene l’occasione per “conoscere l’unico e vero Dio e Colui che ha inviato”, e sperimentare così la “vita eterna”. Coraggio allora, non temere, perché è Gesù stesso che “si glorifica in te”, nella vita nuova e santa che ricevi nel grembo materno della Chiesa. Non solo, Lui “prega il Padre” perché “custodisca nel suo nome (nella sua stessa persona) coloro che gli ha dato dal mondo”, tu ed io “perché siamo una cosa sola” con i fratelli, come il Padre e il Figlio. Certo, “siamo nel mondo”, e per questo non sarà una passeggiata, neanche oggi, ma, “custoditi” dalla Gloria del Padre che ci avvolge passo dopo passo, e uniti a Cristo nella comunità potremo entrare anche noi con il suo “potere” nella storia che ci attende, cogliendo ogni occasione per amare. Non c’è infatti altro modo per dare gloria a Dio che offrire se stessi per amore. Lo può fare solo chi ha la vita eterna dentro, perché come fu in Gesù, lo Spirito del Padre muove ogni sua fibra, non è schiavo di nessuno e di nulla, non difende se stesso ma può donarsi senza riserve. Preghiamo allora fratelli perché lo Spirito Santo scenda copioso su di noi in questa Pentecoste.


AUTORE: don Antonello Iapicca
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