Prima di stare attenti a ciò che ci capita esternamente a noi attraverso persone o eventi, Gesù ci indica di stare attenti a noi stessi. L’attenzione presuppone uno stato di veglia innanzitutto e di profondità.
Stare svegli in stessi significa andare in profondità nella propria vita in modo tale che nulla di superfluo e superficiale può intaccarci.
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La superficie della nostra vita è attraversata da affanno, cioè fatica di vivere, ansia, stress, angoscia. Ma anche frammentazione, perdita di controllo della propria vita, confusione, disorientamento.
La condizione di veglia ci fa stare attenti a non cadere in queste trappole che ci fanno rimanere a galla nella vita circondati dal nostro liquame.
Cosa ci consente di stare svegli? La preghiera. Gesù dice: se hai un rapporto vero, intimo con Dio, dove il tuo cuore ascolta e parla con Lui, allora il torpore della vita non ti toccherà.
Allora la nostra fine terrena non ci sorprenderà ma sarà preparata da un cuore pronto all’incontro.
Vegliare pregando e pregare vegliando. Un modo per stare svegli nella vita, cioè vivere davvero. Che cosa mi impedisce di stare sveglio? Forse una mancanza di preghiera cioè di rapporto autentico e fedele con Dio? Quali sono gli affanni che appesantiscono il mio cammino umano e di fede? Di che cosa mi ha ubriacato questo mondo?
Sr Palmarita Guida
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
