«Io e il Padre siamo una cosa sola». Parole enormi, che scardinano ogni nostra idea di fede “leggera”, di Gesù come amico buono e basta. Qui Gesù spalanca il mistero: Lui è Dio.
E aggiunge: «Le pecore che il Padre mi ha dato non andranno perdute… nessuno le strapperà dalla mia mano».
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Allora la domanda vera non è: credi in Dio?
Ma: credi che sei nelle sue mani?
Ci credi davvero, fino in fondo, quando la vita ti scappa, quando la paura stringe, quando le persone deludono, quando non capisci la strada?
Perché se lo credi, cambia tutto.
Se non lo credi, vivi come se dovessi salvarti da sola.
Che cosa oggi ti dà sicurezza?
I tuoi progetti? Le tue capacità? Le tue relazioni? Il lavoro? La salute?
Oppure quella sicurezza fragile, che sembra forte ma si sgretola al primo terremoto dell’anima?
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Gesù ti guarda e ti dice:
“Tu non sei in balia del mondo. Sei nella mia mano. E la mia mano è una cosa sola con quella del Padre.”
E qui arriva la provocazione:
Tu e il Padre siete una cosa sola?
Non in senso mistico astratto, ma nella vita concreta:
– nei pensieri che coltivi,
– nelle scelte che fai,
– nei tempi che vivi,
– nelle parole che lasci uscire,
– nelle ferite che porti.
O sei “a pezzi”, tirata da mille voci, mille paure, mille sicurezze fasulle?
Essere “una cosa sola” con Dio è lasciarsi tenere, lasciarsi guidare, lasciarsi amare. È fidarsi al punto da dire:
“Signore, prendi Tu la mia vita… io resto nella tua mano.”
Oggi, davanti a questo Vangelo, la domanda che brucia è una:
Da chi lasci che dipenda la tua sicurezza?
Perché solo chi si sa amato e custodito può camminare senza paura.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
