L’ASCOLTO É L’OSPITALITÀ DELLA VITA
Le mie pecore
ascoltano la mia voce.
Non comandi
da eseguire,
ma voce amica
da ospitare.
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L’ascolto è
l’ospitalità della vita.
Per farlo, devi
“aprire l’orecchio
del cuore”,
raccomanda la Regola
di san Benedetto.
La voce di chi
ti vuole bene
giunge ai sensi
del cuore prima
del contenuto
delle parole,
lo avvolge e lo penetra,
perché pronuncia
il tuo nome e la tua vita
come nessuno.
È l’esperienza
di Maria di Magdala
al mattino di Pasqua,
di ogni bambino che,
prima di conoscere
il senso delle parole,
riconosce la voce
della madre,
e smette di piangere
e sorride e si sporge
alla carezza.
La voce è
il canto amoroso
dell’essere:
Una voce!
L’amato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline
(Ct 2,8).
E prima ancora
di giungere,
l’amato chiede a sua volta
il canto della voce dell’amata:
la tua voce fammi sentire
(Ct 2,14)…
Perché le pecore ascoltano?
Non per costrizione,
ma perché
la voce è bellissima
e ospita il futuro.
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Io do loro la vita eterna!(v.28).
La vita è data,
senza condizioni,
senza paletti e confini,
prima ancora
della mia risposta;
è data come
un seme potente,
seme di fuoco
nella mia terra nera.
Linfa che
giorno e notte risale
il labirinto infinito
delle mie gemme,
per la fioritura dell’essere.
Due generi di persone
si disputano il nostro ascolto:
i seduttori e i maestri.
I seduttori,
sono quelli che
promettono vita facile,
piaceri facili;
i maestri veri
sono quelli che
donano ali e fecondità
alla tua vita,
orizzonti
e un grembo ospitale.
Il Vangelo ci sorprende
con una immagine
di lotta:
Nessuno le strapperà
dalla mia mano (v.28).
Ben lontano
dal pastore sdolcinato
e languido di tanti nostri santini,
dentro un quadro bucolico
di agnellini, prati e ruscelli.
Le sue sono le mani forti
di un lottatore
contro lupi e ladri,
mani vigorose
che stringono un bastone
da cammino e da lotta.
E se abbiamo capito male
e restano dei dubbi,
Gesù coinvolge il Padre:
nessuno può strapparle
dalla mano del Padre (v.29).
Nessuno, mai (v.28).
Due parole perfette,
assolute, senza crepe,
che convocano
tutte le creature
(nessuno),
tutti i secoli e i giorni
(mai):
nessuno ti scioglierà più
dall’abbraccio e
dalla presa
delle mani di Dio.
Legame forte, non lacerabile.
Nodo amoroso,
che nulla scioglie.
L’eternità è la sua mano
che ti prende per mano.
Come passeri abbiamo
il nido nelle sue mani;
come un bambino
stringo forte la mano
che non mi lascerà cadere.
E noi, a sua immagine
piccoli pastori
di un minimo gregge,
prendiamo schegge
di parole dalla voce
del Pastore grande,
e le offriamo a quelli
che contano per noi:
nessuno mai ti strapperà
dalla mia mano.
E beato chi sa
farle volare via
verso tutti gli agnellini
del mondo.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
