Mentre sale verso Gerusalemme, Gesù precede i suoi. È il Pastore che non manda avanti gli altri: prende su di sé la via della croce prima che i discepoli la comprendano. La paura dei discepoli è reale, ma Gesù non si ferma: l’amore lo porta avanti.
Gesù non nasconde nulla: sarà consegnato, deriso, sputato, flagellato, ucciso… e risorgerà.
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La risurrezione è certa, ma passa dal dono totale di sé.
È un invito per noi: non c’è gloria cristiana senza la via del dono.
I figli di Zebedeo chiedono posti di prestigio. Non comprendono ancora la logica del Regno: vogliono gloria senza croce.
Eppure Gesù non li rimprovera con durezza: li porta più in profondità, li educa.
Il “calice” e il “battesimo” sono la partecipazione alla sua Pasqua:
non seggi di onore, ma immersione nell’amore che si dona.
Gli altri dieci si indignano… perché in fondo vogliono la stessa cosa. Gesù allora offre una rivoluzione:
nel mondo chi è grande comanda,
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nel Regno chi è grande serve.
La misura del discepolo non è il prestigio ma la diaconia, il farsi piccoli, l’essere disponibili per tutti.
Il culmine: «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la vita».
Qui è racchiusa tutta la spiritualità cristiana:
servire Cristo nei poveri, diventare consolazione, farsi dono.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
