LA BELLEZZA DEL VIVERE
Gv 21,20-24
Il vangelo di Giovanni
ha due conclusioni,
la prima al capitolo 20:
queste cose sono state
scritte perché crediate
che Gesù è il Cristo,
il Figlio di Dio e perché
credendo, abbiate la vita
nel suo nome.
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Bellissimo questo:
Credendo abbiate la vita.
Credere ti fa bene,
anzi ti fa vivere!
Bellezza del vivere.
Questa è la seconda conclusione,
di una mano diversa.
Ed è importante perché
fra le righe rivela
uno sforzo di unità
tra le diverse tradizioni
del cristianesimo primitivo.
Ora che Giovanni è morto
(lo dicono le parole: infatti non aveva detto non morirà,
ma se io voglio….)
le sue comunità
stringono rapporti
con altre comunità
in cui la figura di Pietro
risulta centrale.
V 20 sono in due ora
a seguire Gesù,
quello che non aveva
mai smesso, anzi
aveva avuto prossimità
e intimità uniche,
e Pietro che ricomincia ora (tu seguimi),
dopo aver rischiato
di perdersi.
Tu segui me,
non attraverso
un intermediario
fosse pure il discepolo
più vicino a Gesù,
Gesù è l’unico cammino
verso il Padre.
Il vincolo con lui è personale.
Ognuno deve percorrere
il proprio cammino e
la propria responsabilità.
V 24 entra un altro soggetto,
noi sappiamo,
altri terzi redattori del testo.
La comunità attesta
che ciò che annuncia
l’ha ricevuto dal discepolo.
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E aggiunge che
di molte cose
compiute da Gesù
non c’è testimonianza scritta.
Riempirebbero il mondo.
L’iperbole ha un suo senso.
Non interessa sapere
tutto ciò che ha fatto storicamente Gesù,
ma penetrarne, comprenderne
il significato essenziale,
quanto peso ha sull’uomo
e sulla sua vita.
Non se riempie il mondo
ma se riempie la vita…
Se ti cambia la vita,
allora sì che credi!
Per aderire a Gesù
non basta l’evento,
il fatto storico,
ma accogliere
la capacità trasformatrice
di quella storia..
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
