La preghiera di Gesù non è una formula: è un atto di identità. Quando Gesù ci consegna il Padre nostro, ci invita a entrare nella sua stessa relazione con Dio. Ma c’è un punto che brucia, il cuore vivo di questa preghiera: il perdono.
Gesù è chiaro: «Se voi perdonerete… il Padre perdonerà anche voi; ma se non perdonerete…»
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Non c’è via di fuga.
È provocatorio, sì: se non perdoniamo, non siamo ascoltati come figli. Possiamo dire mille preghiere, ma senza perdono rimaniamo sulla soglia. È la differenza tra “preghiere” e preghiera: le prime sono parole; la seconda è relazione.
Il Padre non ascolta schiavi che recitano formule, ascolta figli che gli somigliano.
E Dio è perdono.
Quando non perdoniamo, stiamo dicendo a Dio: “Io non voglio essere come te.”
La vera conversione allora non è cambiare qualche comportamento esterno, ma fare un passaggio interiore radicale: da servi che chiedono cose a figli che vivono l’amore del Padre.
Solo un figlio può dire davvero “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo”.
Un servo non lo dirà mai: non perdona, calcola.
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Un figlio invece ama, e nel perdono diventa simile al Padre.
La prova della nostra preghiera non è quanto parliamo con Dio, ma quanto il suo amore cambia le nostre relazioni. Il perdono è la porta stretta per entrare nel cuore di Dio. E solo chi attraversa questa porta può dire “Padre” con verità.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
