Nel Vangelo dell’adultera, tutti sono pronti a condannare, tutti hanno in mano una pietra. Ma Gesù no. Gesù non guarda il peccato per schiacciare la persona: guarda la persona per salvarla.
Lui vede sempre oltre. Dove gli altri vedono una colpa da punire, Lui vede una vita da rialzare.
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E mentre i farisei urlano giudizi, Gesù si china e scrive sulla polvere. Non sappiamo cosa abbia scritto… ma possiamo immaginarlo: forse i nomi, o i peccati, proprio di quelli che accusavano. Come a dire: “Ricordati che anche tu hai bisogno di misericordia. Non sei migliore, non sei più puro.”
Gesù salva la donna e smaschera i farisei.
La donna colta in adulterio incontra un Dio che non la condanna. I farisei, invece, incontrano un Dio che li costringe a guardarsi dentro.
E noi? Da quale parte stiamo?
Tra quelli che puntano il dito… o tra quelli che si lasciano guardare negli occhi da Gesù e accogliere la Sua grazia?
Il Signore oggi ci dice:
“Neanch’io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più.”
Non nega la verità, ma apre un futuro: una nuova possibilità di vita.
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Quante persone abbiamo condannato “senza pietre”, solo con parole, sguardi, mormorazioni?
E quante volte pensiamo che siano gli altri ad avere bisogno di convertirsi, mai noi?
Gesù oggi ci chiama uno ad uno, scrive il nostro nome sulla polvere — quella polvere da cui siamo stati creati — e ci ricorda che siamo tutti salvati, non perfetti.
Tutti bisognosi di misericordia.
Tutti chiamati a ricominciare.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
