Il Vangelo ci provoca: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?”
È come se Gesù ci dicesse: quando sei con Me, quando il tuo cuore è sazio della mia presenza, non hai bisogno di altro. L’amore riempie, sazia, colma ogni mancanza. Lo sposo è la pienezza del cuore umano.
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Ma allora perché digiunare?
Perché il digiuno è terapia del cuore, non pratica ascetica fine a se stessa.
Il digiuno smaschera le nostre false sazietà, scava dentro di noi quei vuoti che troppo spesso cerchiamo di riempire con cose inutili: approvazioni, compensazioni, cibo, relazioni dipendenti, attivismo religioso.
Il digiuno crea uno spazio interiore, una cavità che fa male all’ego ma fa bene all’anima.
È uno spazio custodito dove può tornare a scorrere l’amore dello Sposo.
Quando Cristo è presente, quando il suo sguardo ci raggiunge davvero, siamo pieni, traboccanti.
Quando invece viviamo come se lo Sposo non ci appartenesse più, allora il digiuno diventa invocazione, grido di desiderio:
“Vieni, Signore, manchi Tu! Ho bisogno del tuo amore per vivere”.
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Il digiuno dunque non è privazione, ma attesa feconda.
È un atto d’amore che dice:
“Signore, solo Tu puoi riempire questo vuoto. Solo il tuo amore dà senso, calore, vita”.
Ed è qui che esplode la provocazione del Vangelo:
Non digiuniamo per diventare più forti, più bravi, più puri.
Digiuniamo per essere più disponibili all’amore, per lasciare che il cuore si svuoti di tutto ciò che non è Lui, e si riempia della presenza dello Sposo.
Il digiuno è l’arte di liberare lo spazio del cuore perché Dio possa ancora una volta abitare in noi.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
