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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 10 agosto 2026

IL CHICCO CHE MUORE PER PORTARE FRUTTO

Servire Gesù significa seguirlo e seguirlo significa morire: morire a se stessi, al proprio orgoglio, al proprio egoismo, alla propria autosufficienza, al proprio modo di vivere lontano da Dio… come se il mondo fossimo noi.

Servire significa porsi in atteggiamento di dono nei confronti di Dio, dal quale tutto abbiamo ricevuto, e nei confronti dei nostri fratelli.

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Il primo dono da accogliere è la fede in Gesù, che ci è stata donata il giorno del Battesimo come un seme. Ma il seme, per diventare pianta e portare frutto, deve essere deposto nella terra. Deve morire. Così è la nostra fede: un cammino di morte e Risurrezione che il Signore ci invita a vivere insieme a Lui, camminando con Lui e lasciandoci trasformare da Lui.

Ma morire a se stessi non è facile.

Perché dentro di noi c’è continuamente un io che vuole essere riconosciuto, compreso, difeso. Presumiamo di avere ragione, interpretiamo le intenzioni degli altri, ci sentiamo feriti e immediatamente puntiamo il dito contro chi ci ha ferito. Vediamo la pagliuzza nell’occhio del fratello e non ci accorgiamo della trave che è nel nostro.

A volte diciamo: «Mi ha ferito», ma non ci chiediamo: che cosa ha provocato quella reazione? Quale parte ho avuto io in quella situazione? Cosa devo ancora imparare a vedere di me?

Morire a se stessi significa anche questo: avere il coraggio di conoscersi. Guardarsi dentro senza paura e senza giustificarsi sempre. Riconoscere le proprie fragilità, le proprie rigidità, le proprie pretese, il bisogno di avere l’ultima parola, il desiderio di essere approvati e riconosciuti.

Significa smetterla di puntare sempre il dito sugli altri e imparare a puntarlo, con umiltà, verso il proprio cuore.

Non significa diventare persone senza dignità, subire tutto o permettere agli altri di farci del male. Significa piuttosto lasciare che Cristo ci liberi da quell’io che pretende di essere il centro di tutto.

Il chicco di grano non muore perché viene distrutto: muore perché possa diventare qualcosa di più grande.

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Anche noi non siamo chiamati a perdere noi stessi, ma a perdere ciò che in noi impedisce all’amore di crescere.

Chi segue Gesù perché lo serve, lo incontra nel suo disegno d’amore e nelle persone che incontra, soprattutto nei poveri, nei piccoli, negli ultimi, in coloro che hanno bisogno di noi. E allora incontrerà anche il Padre.

Gesù vive nel Padre e il Padre vive in Gesù. Gesù è la Via per conoscere il Padre: servendo Gesù, servendo e amando i fratelli, impariamo a conoscere il cuore di Dio.

Che questa Parola oggi ci faccia comprendere quanto sia grande l’onore che abbiamo, noi battezzati, di poter servire Gesù e seguirlo sulla Via dell’Amore.

Perché l’unica vera realizzazione dell’uomo non è affermare se stesso, avere sempre ragione, essere riconosciuto o prevalere sugli altri.

La vera realizzazione è diventare un chicco di grano nelle mani di Dio: morire a ciò che siamo per poter diventare ciò che Lui ci ha pensati per essere.

«Signore, cosa vuoi far morire in me perché possa nascere qualcosa di nuovo?

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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