Tutte le volte che entro in chiesa o in una cappella non posso non notare banchi vuoti verso il presbiterio e affollamento negli ultimi. Non รจ raro che accada. E non riesco a non pensare a un passaggio che il Vangelo di questa XXII domenica del Tempo Ordinario ci regala: ยซQuando sei invitato, vaโ a metterti allโultimo posto, perchรฉ quando viene colui che ti ha invitato ti dica: โAmico, vieni piรน avanti!โยป.
Per quanto possa sembrare strano questo riferimento evangelico fu proprio la risposta che molti anni fa una persona mi diede quando le chiesi perchรฉ si mettesse sempre in fondo. Eppure quando vedo i primi banchi vuoti durante le celebrazioni non riesco proprio a respirare Vangelo, umiltร , nascondimento. Anzi, spesso mi capita di pensare che anche questo sia lโennesimo accomodante modo di anestetizzare il Vangelo: scegliere atteggiamenti che alla fine ci fanno anche comodo per tenere a bada imperativi piรน impellenti.
o invece che lโasticella della nostra fedeltร al Vangelo vada alzata, credo che a volte, soprattutto di questi tempi, rischiare i primi posti, percorrere in solitudine corridoi, rendersi presenti a banchetti scomodi, invitare chi pur avendone le possibilitร non ha la benchรฉ minima idea di ricambiare sia un forte e profetico segno di umiltร e mitezza, di assunzione di responsabilitร , di rischio.ย ร un gesto che porta con sรฉ tutte le possibilitร per costruire comunitร .
Umiltร , mitezza e gratuitร credo che siano le tre parole chiave del percorso che la liturgia oggi ci chiede di fare.ย Un percorso essenzialmente interiore che puรฒ e deve diventare scelte.
Umiltร , mitezza e gratuitร sono tuttโaltro che facili, e sono anche tuttโaltro che possibili se affrontate da soli.ย Perchรฉ? Perchรฉ siamo bravi a raccontarci storie. Siamo bravi a pensarci vittime di situazioni segnate da ingratitudine. Siamo bravi a chiamare umiltร quello che forse potrebbe essere timore, indecisione, insicurezza, se non โ nei casi piรน estremi โ anche indifferenza.
Non รจ semplice scoprire da soli i passi che umiltร , mitezza e gratitudine ci chiedono di compiere. Sono quasi sempre passi interiori, a volte veri e propri salti nel vuoto, e per quanto forti abbiamo bisogno di chi ci aiuti a saltare, di chi ci aiuti a capire, di chi ci aiuti a vedere vie, di chi ci aiuti non a non cadere o a rialzarci dopo una caduta.
E allora aiutiamoci a crescere in mitezza, a preferirla, a farla diventare la nostra forza interiore.
I miti erediteranno la terra perchรฉ scelgono di farne quotidianamente una casa bella per tutte e tutti.
I miti scelgono di deporre le armi e di imparare dalla storia, di ascoltare gli eventi, di aprirsi agli altri: per questo possono scoprire Dio e far proprie le sue logiche.
Lo auguro a voi e lo auguro a me: coltiviamo mitezza, e in ogni evento e situazione chiediamoci come generarla, in noi e attorno a noi; come renderla acqua sui fuochi dellโira, dellโincomprensione, delle parole fuori misura.
E poi creiamo banchetti, e apriamoli a tutte e tutti. Anche a chi potrebbe ricambiare ma non lo farร . Perchรฉ questo ci avrebbe chiesto oggi il Signore.
Costruiamo comunitร , creiamo occasioni di dono e non pentiamocene mai, perchรฉ la nostra ricompensa รจ e sarร il cielo.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
