Ecco quanto domandare essenzialmente al Padre: lo Spirito Santo. È la consacrazione delle figlie e dei figli, la forza del perdono, la dinamica che rende incarnato l’inedito di Dio nella storia. Lo Spirito accompagna il cammino di ogni persona, a partire da chi ne ha più bisogno.
Colpisce il verbo “prestare”, che va al di là del chiedere ciò che vogliamo, perché quella richiesta implica una responsabilità, una riconoscenza, una necessità che eccede il nostro bisogno personale: è riferito ai pani chiesti dall’amico insistente, nell’esempio portato da Gesù nel vangelo di oggi, ma può valere anche per lo Spirito.
Quello Spirito lo chiediamo non in modo autoreferenziale, ma per metterlo in circolo: per altri. Come un amico ci chiede i pani non tanto per sé, quanto per un altro amico, noi così chiediamo lo Spirito: per essere-per gli altri. È una preghiera di intercessione.
In Luca, lo vedevamo ieri, la preghiera al Padre è animata da questa certezza: pur nella nostra cattiveria siamo capaci perlomeno di un briciolo di bene per gli altri, quindi a maggior ragione lo è il Padre, per noi e per gli altri. Chiediamogli dunque – con fiduciosa speranza – di poter vivere del suo Spirito, del suo perdono, del suo essere infinitamente buono: di Dio stesso.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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