Le abitudini con il tempo si consolidano e diventano assai difficili da smuovere. Pensiamo a cantanti e attori che, abituati a respirare con il diaframma, non ci danno nemmeno peso: respirano sempre così, in ogni occasione; ormai non ci fanno più caso.
Noi dobbiamo abituarci non tanto al bene, quanto piuttosto al fare il bene: la pratica quotidiana della logica delle beatitudini – partire dagli ultimi, dai più fragili, dagli esclusi, e agendo con loro, affinché convertano il nostro sguardo – può diventare fondativa.
Infatti, i fioretti occasionali, compiuti spesso con notevole sforzo ed esibizionismo, facilmente vengono meno. Ciò che invece dà spessore al nostro stare a questo mondo è agire da persone risorte, che nella concretezza di ogni giorno si radicano sempre più profondamente nel bene verso il quale ogni creatura è spontaneamente attratta.
Ed è così che la nostra esistenza si costruisce sulla roccia: non con gesti isolati o con suppliche estemporanee, ma con una pratica costante che, giorno dopo giorno, diventa il nostro modo di respirare, il nostro stile di vita autentico e naturale.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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