Nel terzo giorno di Natale siamo ancora più esplicitamente nella Pasqua, con il racconto giovanneo della rincorsa tra Pietro e il Discepolo Amato alla tomba del Crocifisso, ormai Risorto.
La Chiesa oggi festeggia san Giovanni, tradizionalmente unificando sotto questo nome l’apostolo – figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo – e l’evangelista del Quarto Vangelo, anche se oggi intuiamo che l’ultimo dei vangeli fu scritto in periodi diversi da più mani, nonché il Discepolo Amato, figura volutamente anonima perché anche il lettore del vangelo giovanneo possa identificarsi in prima persona.
Il brano di oggi dunque pare suggerirci una sorta di staffetta: Maria Maddalena porta l’annuncio che hanno portato via il Signore, l’Amato corre più veloce ma vede soltanto, Pietro vede ma entra soltanto e infine l’Amato crede. Forse, al momento, solo al fatto della sparizione del Signore.
Ci vorrà qualche altro passaggio in più per incontrare veramente il Risorto. Analogamente, c’è chi si limita a vedere il Bambinello, poi chi entra nel suo presepe e infine chi, entrando, pensa di credere. Ma in cosa consiste questa fede, esattamente? Cos’è questo Natale in cui diciamo di credere? Come questa fede nel Dio fatto uomo incide sulla nostra vita?
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
Canale Telegram
