Ogni tanto ci fa bene ricordare che Yeshua/Gesù di Nazaret – come del resto Saulo/Paolo di Tarso – era un vero ebreo, tale rimase sino alla fine e lo sarà per sempre. Essi seguivano le mitzvot presenti nella Torah, al di là delle ulteriori aggiunte delle tradizioni dei farisei.
Ma ciò che è chiaro è che sia Gesù che Paolo erano circoncisi, non mangiavano carne di maiale né crostacei né carne e latte cotti assieme, non indossavano vestiti di lino misto con lana, e si riposavano ogni Shabbat, per esempio.
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Gesù invitava a fare altrettanto. Non voleva fondare un’altra religione, né tantomeno violare le norme della Legge di Mosè; lo stesso vale per Paolo, che pure si spese molto per l’inclusione anche dei non circoncisi – estranei al popolo ebraico – nell’unica comunità dei seguaci del Risorto.
Piuttosto, la premura di Gesù era che tali prescrizioni fossero osservate integralmente, non solo esteriormente per farsi vedere, bensì soprattutto interiormente, perché fossero sempre occasione per ricordare la presenza dell’Abbà in ogni momento della giornata.
E, cosa più importante, per ricordarci che è Lui ad aver già fatto il primo passo, è Lui la fonte del perdono e della Grazia. La nostra fedeltà alla Parola non può essere mai ruffianaggine né merce di scambio, ma è null’altro che gioiosa gratitudine. Siamo grati di poter abitare, come desideravamo, nel Suo affetto intramontabile e condiviso.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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