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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 maggio 2026

Vangelo del giorno di Gv 14,27-31

Vi do la mia pace.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

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Parola del Signore.

Non è come quella del mondo, la pace che dona il Signore.

Lo vediamo ogni giorno in questo delirio di mondo che non fa che passare da una guerra ad un’altra, di orrore in orrore, di violenza in violenza.

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E allora la pace significa sconfiggere il nemico, sottomettere, far valere le proprie (presunte) ragioni ad ogni costo, al prezzo di migliaia di vite innocenti.

Ma che importa al potere, alla bramosia, al desiderio di dominio?

Allora la pace diventa assenza di conflitti evidenti, tregue vacillanti, trattati pronti ad essere stracciati alla prima occasione.

E le grandi guerre altro non sono che la somma di tutte le piccole guerre che combattiamo in noi stessi, che ci facciamo in ufficio, nel condominio, in parrocchia.

La pace che porta Cristo è la consapevolezza di far parte di un progetto, di un piano, di una visione, di un sogno.

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Non dover sgomitare, non vedere nemici, ma essere consapevoli che ognuno è se stesso, ha un compito unico e irripetibile.

Non temiamo la violenza: la guerra e la morte, figlie dell’oscurità, non possono nulla contro il Cristo.

Ma, dice il Signore nel suo testamento spirituale, il mondo deve sapere quanto Gesù ama il Padre e ama noi e andrà fino in fondo.

Gesù ormai vede stagliarsi all’orizzonte la croce, metro e misura della verità delle sue parole, apparente vittoria della tenebra.

Rimaniamo nella pace che porta il Signore, non sia turbato il nostro cuore, non abbia paura, perché non siamo mai soli, anche quando ci sembra che il Signore sia lontano, indifferente, inaccessibile.

Viviamo tempi difficili in cui sembra prevalere l’oscurità: il Signore ci chiede di non vacillare, di credere, non di cedere, di fidarci di lui e del suo progetto sul mondo che non sta precipitando nel caos ma fra le braccia di Dio.

E impegniamoci a costruire un metro quadrato di pace nei pensieri, nelle parole, nelle relazioni, in questa giornata, per rendere testimonianza a colui che è la pace dei nostri cuori, la luce nelle nostre tenebre.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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