Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 4 Settembre 2023

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Gesù è a casa sua, la piccola Nazareth dove tutti si conoscono e sono in qualche modo imparentati. Luca ci racconta che, secondo il suo solito, Gesù entra nella sinagoga del villaggio e proclama la Scrittura. Frequenta la parrocchia, il Maestro, non si sente migliore, non costruisce una comunità parallela, di migliori, di puri, di credenti credibili e azzimati.

Frequenta la parrocchia e si mette a servizio della liturgia e, come consuetudine, fornisce una personalissima chiave di lettura al testo che ha appena proclamato. Sappiamo quanto scandalo suscita quella piccola omelia (fossero capaci le nostre omelie di scuoterci!) ma quel che voglio rimarcare è l’umiltà adulta e consapevole del Signore che accetta di far parte di una comunità che si rivela ben più che limitata.

Se vogliamo ripartire e far ripartire il pezzo di Chiesa che è in Italia e di cui facciamo parte, cominciamo con l’esserci. Anche se si fatica. E impariamo da Gesù a semplificare il nostro annuncio ripartendo dalla Parola che va proclamata come annuncio di gioia e liberazione. Spesso mi chiedo: perché noi che abbiamo ricevuto un amore incondizionato poniamo così tante condizioni a chi si avvicina alla Fede?

Gesù citando Isaia parla di liberazione, di guarigione, di fioritura. Se diventiamo capaci di dire, a volte anche con le parole, che Dio non è il concorrente dell’uomo, ma la sua meta, torneremo ad essere fedeli al cuore dell’annuncio. E mettiamo in conto come già accade che molti rifiutino il nostro annuncio a causa della limitatezza di ciò che siamo.

In questo tempo duramente segnato dagli scandali e dalla incoerenza, dobbiamo con umiltà ripartire dall’essenziale, tirando dritto per la nostra strada, sempre in cammino. Se hanno contestato Gesù per la pochezza della sua persona non possiamo certo aspettarci applausi e riconoscimenti in quanto suoi discepoli. E anche fra di noi discepoli non fermiamoci all’esteriorità e all’apparenza.

FONTE: Amen – La Parola che salva

✝️ Commento al brano del Vangelo di:  ✝ Lc 4,16-30

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