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don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 20 Ottobre 2024

Il colore del cristiano

Tutti ricordiamo la Regina Elisabetta II d’Inghilterra non solo per il suo lunghissimo regno ma anche per una particolarità originale e qualche volta fonte di un sorriso: l’uso di colori molto sgargianti per i suoi vestiti, cappotti e soprattutto cappelli.

La regina “doveva” essere sempre riconosciuta dai suoi sudditi, in qualsiasi contesto e anche da lontano. Se in passato i regnanti erano visibili e distinti da tutti gli altri per mezzo di alte e preziose corone e lunghi mantelli, nell’era moderna, che predilige segni esteriori meno antiquati e pratici, l’uso di colori sgargianti e unici era un modo per individuare e ribadire la visibilità e il ruolo della regina. Questo è un piccolo simpatico dettaglio della storia della Regno Unito, ma è ovviamente la storia del Vangelo ad interrogarci maggiormente, anche nella nostra piccola e semplice vita non da regnanti o potenti.

Questa domenica il Vangelo ci racconta della sete di potere e di visibilità sociale dei discepoli e in particolare dei due fratelli, Giacomo e Giovanni, che senza alcuna vergogna vogliono da Gesù un posto accanto a lui nel Regno di Dio.

La loro domanda appare strana se letta nel contesto del cammino del Maestro con i suoi discepoli, perché è un cammino che si sta dimostrando certamente non destinato al potere e alla gloria dal punto di vista umano. Gesù più volte ricorda che sta andando verso il rifiuto, la condanna e la morte, e ha avvisato i suoi che a Gerusalemme non riceverà nessun scettro o trono. Ma l’evangelista non nasconde la difficoltà di comprensione che emerge spessissimo, come in questo caso, da parte degli amici di Gesù. Loro infatti continuamente discutono su come avere i primi posti d’onore in un Regno che purtroppo non hanno capito. E da qui nascono divisioni e contrasti dentro il gruppo degli amici, che davanti a potere e ricchezze finiscono per litigare.

Possiamo davvero riconoscere qui una sintesi della Storia dell’umanità e anche, confessiamolo, in larga parte della storia della stessa Chiesa: dividersi e lottare per avere potere, privilegi, ricchezza e onore. Tutto questo è iniziato fin dai primi discepoli, quindi non stupisce di ritrovarlo nella comunità dei cristiani anche lungo i secoli e anche oggi. I cristiani, nati come unica Chiesa, proprio a causa del potere si sono divisi in diverse Confessioni, creando scismi e addirittura guerre sanguinose tra loro.

“Tra voi non è così…” dice subito Gesù ai suoi stolti e litigiosi amici, indicando la vera strada che porta al Regno di Dio e a trovare il proprio posto: è la strada del servizio.

Per salire in alto bisogna abbassarsi, chinarsi concretamente l’uno per l’altro. La strada verso l’altra persona è abbassarsi al livello delle sue difficoltà e bisogni per prendersene carico. Stare vicino a Gesù è fare la strada che dal cielo ha portato il Figlio di Dio sulla terra, con un abbassamento che davvero lo ha reso grande e che fa grandi noi, rendendo il mondo più unito e luminoso. Gesù ribadisce con fermezza che è venuto a dare la vita. Non è venuto a prendere le vite degli altri e metterle al proprio servizio. Prendere e usare le vite degli altri è il potere fine a sé stesso che sterilizza le relazioni e alla fine crea divisioni e guerre.

Pensando ai colori sgargianti che rendevano la regina Elisabetta ben visibile, quale è il “colore” sgargiante e ben riconoscibile che ha reso Gesù ben riconoscibile in ogni circostanza e anche da lontano? È lo stesso “colore” che siamo chiamati ad indossare anche noi come abito, ed è il colore del servizio. Il colore del cristiano è il servizio anche a piccole dosi, gratuito e sincero, un colore che è sempre sgargiante e subito riconoscibile. Il colore del servizio ci rende tutti re e regine, rende nobile la nostra vita anche nel piccolo delle nostre vite e nella semplicità feriale delle nostre giornate. Indossando il colore del servizio, il colore di Gesù, tutti ci riconosceranno per quello che siamo dentro e riconosceranno che proprio lì dove siamo noi c’è tutto il Regno di Dio.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)