Gesù ama le parabole, è del tutto evidente, i vangeli Sinottici ne riportano quasi una cinquantina, trova il modo migliore per comunicare, per raccontare, per rendere accessibile a tutti la buona notizia del regno di Dio.
La sua passione e l’aiuto dello Spirito lo rendono capace di attuare una efficace strategia della comunicazione, non studiata a tavolino, ma nata dal desiderio di raccontare le cose del Padre.
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Non per fare pubblicità e vendere un prodotto, ma per condurre chi ascolta alla soglia della fede. E la parabola, raccontata con convinzione e capacità è lo strumento più efficace per portarci nel mondo divino, fino alla soglia del mistero.
La parabola, da questo punto di vista, asseconda molto bene questa dinamica comunicativa. Usa parole umane, immagini conosciute, per accedere al mistero di Dio.
Fa da ponte, usa:
- l’analogia
- l’esempio
- il paragone
- la similitudine
come se fosse un trampolino. Anzi, oso dire di più.
L’uso della parabola è proprio nello stile del Dio di Gesù che si incarna per farsi conoscere. Usa tutti gli strumenti per rendersi accessibile, leggibile, incontrabile.
Il nostro Dio non è nascosto fra le nubi, non è destinato ad una élite selezionata e preparata, degna e moralmente superiore.
Dio si racconta ad ogni uomo e a ogni donna e non ha che un desiderio: che tutti lo conoscano per avere la vita in pienezza, per condividere la vita eterna che è la vita dell’Eterno (Gv 17,3).
E per farsi conoscere usa un linguaggio semplice, comprensibile, accessibile. Finanche banale. Perché chi ama fa di tutto per farsi conoscere e per conoscere.
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Uno degli aspetti che più mi affascina dell’uso del linguaggio parabolico è la sua discrezione, la sua capacità di interrogare senza mettere in imbarazzo, di suscitare senza offendere, di non costringere.
Dio non vuole una schiera di sudditi adoranti, ma una comunità di figli consapevoli. La parabola, da questo punto di vista, è sufficientemente generica per non costringere. E sufficientemente pungente per convertire.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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