Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 30 Giugno 2025

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Vangelo di Matteo – Mt 8,18-22

Seguimi.

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sรฉ, Gesรน ordinรฒ di passare allโ€™altra riva.
Allora uno scriba si avvicinรฒ e gli disse: ยซMaestro, ti seguirรฒ dovunque tu vadaยป. Gli rispose Gesรน: ยซLe volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dellโ€™uomo non ha dove posare il capoยป.
E un altro dei suoi discepoli gli disse: ยซSignore, permettimi di andare prima a seppellire mio padreยป. Ma Gesรน gli rispose: ยซSeguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro mortiยป.

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Parola del Signore.

Cโ€™รจ un altro modo di vivere. Un altro modo di sperare, di amare, di sognare. Un modo che parte dallo sguardo di Dio, dal capire che la nostra vita รจ un viaggio e che alla fine di questo viaggio cโ€™รจ unโ€™altra riva.

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Passiamo allโ€™altra riva. Non siamo soli in questo percorso, in questo cammino, il Signore ci accompagna, il Maestro ci insegna, sale sulla barca con noi.

Passiamo allโ€™altra riva senza voltarci indietro, senza navigare attaccati alla costa per paura del mare aperto e delle sue onde.

La fede non rassicura, smuove. Non tranquillizza, inquieta. Gesรน non vuole discepoli ad ogni costo, non accetta chiunque decide di seguirlo.

Non basta una spinta emotiva per mettersi alla sequela del Maestro, occorre accettare le sue esigenti condizioni.

Non puรฒ seguire il Signore chi pensa che la fede sia un comodo rifugio, una tana, una โ€œcucciaโ€ in cui nascondersi dal mondo cattivo ed aggressivo.

Il Figlio dellโ€™uomo non ha dove posare il capo, non possono chiedere certezza e comoditร  i suoi figli.

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Non puรฒ seguire il Signore chi mette altro prima di lui. Fosse anche qualcosa di importante e prezioso, come la propria famiglia di origine, come il rispetto per il proprio padre, come una relazione affettiva che da significativa diventa idolatrica.

Andare a seppellire un padre significa anteporre i legami di sangue ai nuovi legami che il Signore propone in maniera tagliente.

Di piรน: significa avere una visione โ€œmortiferaโ€ della fede, dei legami, delle relazioni.

No, credetemi, il cristianesimo non รจ in alcun modo lโ€™ultima spiaggia dei disperati, la nicchia delle consolazioni a buon prezzo.

Il Signore vuole discepoli convinti, disposti, come lui, a dare la propria vita per il Regno, a mettere lโ€™annuncio del vangelo al di sopra di ogni (legittimo) legame e affetto.

Osiamo essere discepoli per nutrirci di linfa vitale, per non coltivare relazioni mortifere, affetti tossici, non per seppellire i morti ma per ridare vita, per resuscitare.

Passiamo allโ€™altra riva.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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