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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 3 Novembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 14,12-14

Non invitare i tuoi amici, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore.

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Sono assolutamente certo di una cosa: il capo dei farisei che ha compiuto un gesto piuttosto coraggioso invitando il chiacchieratissimo rabbì di Nazareth, certamente non lo inviterà più.

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Piuttosto stanco di prendersi padellate in pieno volto, probabilmente eviterà di infilarsi nuovamente nei guai come ha fatto con questo vagabondo che gode la fama di essere un profeta, anche se proviene dalla più che insignificante Nazareth.

Per la cena il buon fariseo ha invitato amici e compagni, conoscenti incuriositi dalla presenza del famoso Gesù e questi che fa? Gli suggerisce candidamente, la prossima volta, di invitare disperati e mendicanti, quelli che, al limite, possono ricevere una moneta in elemosina fuori dalla sinagoga, un po’ di compassione, ma niente di più, sul serio.

Gesù pone il fariseo davanti alla sua ombra: in fondo ha invitato Gesù per fare bella figura, per dimostrare di essere uno aperto al dialogo, per salire nelle quotazioni davanti agli altri, per apparire audace, progressista, innovativo.

Quanto spesso anch’io faccio proprio così! Troppo attento alla mia fama e alla mia immagine per fare qualcosa di totalmente gratuito, di veramente innovativo! Di sbalorditivo, come compiere un gesto inutile agli occhi degli uomini, essenziale agli occhi di Dio!

Così è Gesù, quando lo accogliamo nel nostro cuore, quando lo invitiamo nella nostra casa interiore: non ci accarezza nel verso del pelo, non gioca a fare il salotto ma scuote, spiazza, innalza.

Lo fa perché ama il fariseo, perché ama me e vede, in lui e in me, le ombre e il non-detto ma, anche, le tante potenzialità, il bene che spesso non vedo e non riconosco.

Fa bene Gesù ad osare tanto, a credere nel meglio che possiamo dare, se davvero stimolati, se davvero provocati da chi ci ama.

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Siamo avvisati però: l’unico vero rischio nel chiedere la conversione è che questa avvenga, l’unica controindicazione della preghiera è che Dio mi ascolti.

Quando invitiamo il Signore a cena è meglio saperlo…

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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