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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 3 luglio 2026

Vangelo del giorno di Gv 20,24-29

SAN TOMMASO, APOSTOLO – FESTA

Mio Signore e mio Dio!
Dal Vangelo secondo Giovanni.

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Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Parola del Signore.

È perentorio il Risorto, con Tommaso. Non discute. Sorride, mentre parla. È venuto apposta per lui, otto giorni dopo la sua resurrezione.

Non era presente, Tommaso, in quella sera piena di meraviglia. Non aveva creduto alle parole dei suoi amici, non al Risorto. Poco credibili, tutti: Andrea, Pietro, Filippo, tutti era fuggiti. E anche lui, Tommaso, era stato travolto dalla paura.

E ora erano lì a dirgli, lo sguardo trasfigurato, che Gesù era venuto a trovarli, vivo. Sì, certo, come no. Non ha creduto ai suoi compagni. Troppo incoerenti, troppo deboli, troppo fragili. Come noi, poco credibili. Assolutamente poco credibili. I peggiori testimoni del risorto che si possano immaginare. Noi.

Noi Chiesa claudicante troppe volte muro e non vetro, troppe volte ostacolo e non epifania, così pesantemente ancorata al limite, alla paura, al calcolo, alla finzione. Non crede ai suoi amici perché, onestamente, non sono credibili. Ma resta. E fa bene.

Viene il Signore. Apposta per lui. Non lo rimprovera, non discute, non argomenta. Non lo fa sentire in colpa, non rimarca la sua (presunta) poca fede. Mostra le sue ferite e invita Tommaso a fare esperienza, a fare memoria, a guardare la concretezza, lo spessore, la ruvidezza della fede.

Lo invita a tornare ai piedi di quella croce che ha denudato Dio. che ne ha svelato la potente forza d’amore. Totale, assoluta, ostesa, donata, pacificata. Metti, tocca, tendi. Deve immergersi in quella passione, non fuggirla. Deve andare oltre i segni dei chiodi e la ferite del costato, deve andare dentro, oltre, a fondo.

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Per coglierne la portata assoluta e devastante. Per attraversare il dolore, per superarlo. Come se Gesù dicesse: Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io, guarda. Guarda, Tommaso. Guarda quanto sei amato. Guarda come quel dolore sia già superato, abbandonato, fiorito, risorto.

Tommaso sperimenta il più tortuoso dei percorsi: passare dal dolore alla fede. Anche le ferite, a volte, sono segno per manifestare il risorto.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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