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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 29 Luglio 2025

Commento al brano del Vangelo di: Gv 11,19-27
Oppure:
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,38-42

Data:

Vangeli del giorno

Io credo che sei il Cristo, il Figlio di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,19-27


In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Parola del Signore.

Oppure:

Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,38-42


In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

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Oggi festeggiamo la piccola famiglia di Betania, i fratelli Marta, Maria e Lazzaro che accoglievano nella loro casa il profeta venuto da Nazareth, forse bisognoso di un luogo riparato, lontano dai clamori della folla, lontano dal caos della Gerusalemme che uccide i profeti.

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Lì, a Betania, Gesù trova un pasto caldo e un po’ di sincera e disinteressata amicizia. Potessimo far diventare la nostra vita una piccola Betania!

E nei testi che parlano dei fratelli, la resurrezione di Lazzaro è posta poco prima della Passione di Gesù. È l’ultimo e il più clamoroso dei segni, quello che determina la decisione, da parte del Sinedrio, della pericolosità di Gesù e la necessità di un suo immediato arresto, senza indugiare ulteriormente.

Nello straordinario e complesso racconto giovanneo, esiste un passaggio che voglio sottolineare. Quando Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, abituate ad accogliere il Signore nella loro casa a Betania, sanno della presenza di Gesù, escono di casa, disperate, si affidano all’amico e Maestro.

Il racconto è un crescendo di emozioni, di testimonianze di fede delle sorelle, ma anche di umanissimo sconforto e pena. Quando Gesù vede la disperazione delle sorelle e della folla, resta turbato, e scoppia in pianto.

All’inizio del Vangelo, a Giovanni e Andrea, discepoli del Battista, che, su indicazione del profeta, lo avevano seguito e gli chiedevano dove abitasse, Gesù aveva risposto: “Venite e vedrete” (Gv 1,39).

Ora è Gesù che si fa discepolo, che è invitato ad andare. Come se, fino ad allora, non avesse visto fino in fondo quanto dolore provoca la morte.

Come se fino ad allora Dio non avesse ancora capito quanto male ci fa la morte, quanto sconforto porta con sé il lutto. Come se Dio non sapesse. Come se Dio imparasse cos’è il dolore.

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Dio piange, davvero. E quel pianto ci lascia interdetti. Quel pianto ci sconcerta, ci scuote, ci smuove.

Dio, ora, sa cos’è il dolore. Umanissimo Dio che, incarnandosi per amore, svela il suo volto compassionevole.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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