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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 27 Ottobre 2025

Vangelo del giorno di Lc 13,10-17

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore.

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Si vergognano gli avversari di Gesù. E fanno benissimo a vergognarsi. Sono talmente imbevuti delle loro certezze teoriche, dai loro sottili ragionamenti teologici, dalle infinite sfumature interpretative, da dimenticarsi totalmente la verità e il buon senso.

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Come, purtroppo, da sempre accade anche a noi: rischiamo di costruirci un microcosmo di pensieri, di regole, di ragionamenti, anche nel mondo delle religioni, anche nel cattolicesimo, tanto più intoccabili perché legati al divino.

Una bolla di pensiero e ragionamento che sta in piedi da sola, per cui, date le premesse, il risultato non può che essere uno. Ma la vita non è come la matematica e Dio non è un’intelligenza artificiale.

Gesù viene accusato (!) di avere guarito una donna inferma, piegata su se stessa, in giorno di sabato, equiparando la guarigione ad un lavoro. Ma Dio ha donato il sabato all’uomo per ricordargli che è figlio, non schiavo, che l’orizzonte della sua vita è il riposo e la festa, non un lavoro massacrante e alienante; non ha imposto una regola capricciosa, a prescindere, per manifestare la sua autorità, per costringere l’uomo ad ubbidire, ma per liberarlo.

Il triste commento del capo della sinagoga (spesso sono i religiosi di professione a dire bestialità in nome di Dio!) svela la sua prospettiva miope e assurda: se proprio uno vuole farsi guarire (!) lo faccia durante la settimana per non violare lo shabbat.

E Gesù, garbatamente, non evidenzia l’assurdità dell’affermazione, ma la sua incongruenza: così come la Legge prevede che si sciolga l’animale domestico per abbeverarlo è possibile «sciogliere» dai lacci del dolore una donna.

La realtà, come ci ricorda magnificamente, il papa, supera la teoria: è evidente a tutti, eccetto ai pretoriani della fede, che una guarigione miracolosa è infinitamente di più del rispetto di una pur legittima norma data per liberare l’uomo dalla schiavitù.

Stiamo attenti, noi cattolici, a non far diventare gigantesche le piccole questioni, in modo da coprire quelle davvero importanti!

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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