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don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 20 settembre 2026

Il problema è sempre l’invidia

Il problema avrebbe avuto ragione di esserci se il padrone, per saldare lo stipendio agli ultimi arrivati, avesse prelevato soldi dal conto corrente dei primi giunti.

O peggio: se non avesse rispettato il contratto sottoscritto da ciascuno prima di mettere piede nella vigna.

La ricostruzione dei fatti è semplice: con chi iniziò a lavorare all’alba di quella giornata, «si accordò per loro con un denaro al giorno».

Accettarono, firmarono il contratto, il lavoro iniziò: felici e soddisfatti di sbarcare il lunario anche quel giorno.

Medesima cosa con chi iniziò alle nove, a mezzogiorno e alle tre: propose loro «quello che è giusto».

E, tutti, accettarono: “Non sarà chissa chè lo stipendio – avranno magari pensato – ma è la goccia continua che scava la roccia. Meglio poco che niente”.

Non stanco di assumere operai, il padrone uscì di casa alle cinque del pomeriggio. Provò compassione, forse: oppure aveva necessità di fare la consegna alla cantina entro quella stessa sera.

Fatto sta che anche a lui fece la proposta di non vivacchiare: «Andate anche voi nella vigna».

Particolare di non piccola caratura: non è che vivacchiassero, oche avessero il cuore felice a non fare niente.

A domanda – «Perchè ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente?» – dettero la loro risposta: chiedere è lecito, rispondere è buona creanza.

Con del rossore sul volto: «Perchè nessuno ci ha presi a giornata».

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Il motivo, dunque, non è l’apparente fancazzismo che si poteva immaginare: è che il mondo, quel giorno, non aveva dato loro nessuna chance.

Colsero, dunque, la palla al balzo: nessun cenno ai soldi, manco sapevano se avrebbero sudato per niente. Perso per perso, tanto valeva osare.

C’è da credere che, quel giorno, tutti lavorarono: in caso contrario, ci sarebbe da crederci, il giorno dopo si sarebbero trovati licenziati (per giusta causa).

Il Cristo vignaiolo, nei Vangeli, firma solo contratti a tempo determinato: “Che uno non si addormenti e non dia più il meglio di sé. Meglio tenere il fiato sul collo!” ragiona, non senza un’evidenza schiacciante.

A fine giornata, piomba la bufera: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata, il caldo» dicono i primi fiutando, secondo loro, dell’ingiustizia subita.

Il padrone, però, sa bene cos’hanno firmato tutti, si è tutelato prima di fare di testa sua le assunzioni: «Non hai forse concordato con me per un denaro?» dice ad uno per far tacere tutti. Come dargli torto?

Ogni contratto era su misura, ognuno ha firmato il suo, poteva lamentarsi prima di firmare che sarebbe stata poca cosa lo stipendio in previsione della fatica necessaria. Invece ha firmato.

Lui, come gli altri: come quelli delle cinque che, a differenza loro, non avevano nemmeno sentito parlare di stipendio.

Possiede delle vigne il padrone, possiede anche un gran cuore, la sua testa non è da meno.

Capisce che il problema non è tanto la remunerazione, quanto il fatto di vedersi trattare uguale all’ultimo ch’è arrivato in azienda: «Sei forse, invidioso perchè io sono buono?»

A conti fatti i soldi sono del padrone: il padrone, con i primi, è stato così chiaro da avere specificato soltanto a loro la paga.

Solo loro, ironia della sorte, si arrabbiano: «Arrivando, i primi pensarono che». Il problema, dunque, sono le loro aspettative e congetture, non la correttezza finanziaria del padrone.

Che poi, fatti i conti, mica era vero dire che quelli delle cinque non avevano fatto niente tutto il giorno: aspettare, questuare fiducia, fare i conti con la propria indigenza mica è un lavoraccio che fiacca?

Girare con curriculum in mano, avere la testa sotto sopra, non sapere come dare da mangiare ai figli, non è un lavorare questo?

Cristo si accorge, ha annotato tutta la giornata, ha reso il merito a tutti: a chi ha lavorato dall’alba nella vigna ha pagato tutte le ore.

A chi ha lavorato in attesa di raccattare fiducia, ha pagato quelle ore di attesa snervante più i pochi minuti passati nella vigna.

Tutti, quel giorno, si sono dati da fare: chi per un verso chi per un altro.

È che servono occhi d’amore per accorgersi del lavoro sporco di chi vorrebbe lavorare ma non trova chi gli dia una dose di fiducia prima della busta paga.

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte